La Bulgaria ignota

L’aggiornamento di oggi riguarda una località del centro della Bulgaria: a meno di un’ora da Stara Zagora si trova Kazanlăk, la città famosa per i ritrovamenti risalenti all’antica civiltà trace e per essere il centro focale della produzione dell’olio di rose a livello mondiale.

La Rozovata Dolina ( Valle delle Rose) si rintraccia a pochi passi dalla città di Kazanlăk, una vasta pianura dove sboccia una moltitudine di rose da cui si estrae oltre il 60 % dell’olio richiesto a livello mondiale.

Il metodo di coltivazione è in uso da tre secoli 

La parola trace o Tracia ha una seduzione al mio orecchio che non so spiegarmi.

Ma non è delle rose che desidero accennarvi.

Desidero divulgare la particolarità e la bellezza della Tomba Trace di Kazanlăk, una sepoltura a volta costruita in mattoni nella Bulgaria centrale.
La tomba fa parte di una grande necropoli di epoca trace.

Come si può vedere nel video, essa è costituita di uno stretto corridoio e una camera funeraria rotonda, entrambi decorati con murali rappresentanti una coppia trace ad una festa funeraria rituale. Il monumento, risalente al IV secolo a.C. , è inserito fin dal 1979 nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
I dipinti murari sono notevoli per la splendida rappresentazione dei cavalli e soprattutto per il gesto di commiato, in cui la coppia seduta si afferra reciprocamente i polsi in un momento di tenerezza. I dipinti sono il capolavoro bulgaro meglio conservato del periodo ellenistico.
La tomba si trova vicino all’antica capitale trace di Seutopoli e la tomba può essere attribuita al sovrano tracio Seute III, re degli Odrisi, la cui città Seutopoli, appunto, sorgeva proprio dove ora si trova Kazanlak.

Vacanze cilentane

Castellabate (Sa)

In questa foto degli inizi anni ’70 c’è una rappresentanza della mia famiglia e degli amici che frequentavamo. Manca Giovanna, l’ultima, che i miei non avevano ancora provveduto a concepire.

Per i curiosi, io sono la penultima, dietro mio fratello Mario, della fila di dietro. Portavo la coda di cavallo come era prassi per le adolescenti dell’epoca.

Sono salernitana, è vero, ma in questa località papà aveva casa ( è stata raccontata un pò nel film ‘Benvenuti a Sud’) e vi ho trascorso le mie estati fino a venti anni.

Qui ebbi due spasimanti. Uno era un muratore, si chiamava Armando.

Questo piccolo centro del Cilento si erge sul mare con un castello ( ora orribilmente ristrutturato) sulla sommità.

L’acqua era stupenda come la vedete. Mio padre era bravo nella pesca subacquea; un giorno acciuffò un polpo da guinness dei primati!

Per la cronaca, ghiotta son sempre stata di molluschi, crostacei ecc.

Quando bussò l’amore alla mia porta cominciai ad essere ‘irrequieta’: volevo stare con quel bel ragazzo dagli occhi celesti che, poi, ho sposato.

Papà, padre di diversi figli, non poteva certo accontentarmi e tornare in città, così un bel giorno ne combinai una delle mie: scappai di casa. Feci un paio di chilometri lungo i gironi che si attorcigliano lungo il paese e mi acquattai dietro le sacre mura di una chiesetta.

Mio padre iniziò a perlustrare la zona a mi trovò. Il nascondiglio non era dei migliori!

Non mi menò, ma mi minacciò:’ Se lo rifai, ti rapo!’. Andare in giro rasata non era il massimo. Così tornai nei ranghi.

Quando il diavolo ci mette la coda

Ecco a voi il ponte della Maddalena, dalle arcate asimmetriche con quella centrale talmente alta e ampia che la sua solidità sembra una sfida alla legge di gravità.
Che sia stata un’idea scaturita a Matilde di Canossa non si sa. Gli storici danno a Castruccio Castracani il completamento dell’ opera nel XIV secolo.
E’ certo che serve ad unire le due rive del fiume Serchio a Borgo a Mozzano (Lucca).
Ma questa struttura ha un nome comune ( pure Salerno ‘vanta’ un ponte costruito da Belzebù): ponte del diavolo.
Secondo una leggenda, il capomastro, disperato per i ritardi causati dalle continue piene del fiume una sera iniziò ad imprecare e invocare Satana.
Il demonio si materializzò e gli propose un patto.
Lui , in una notte, avrebbe terminato il ponte: in cambio voleva l’ anima del primo che lo avrebbe attraversato. Il capomastro accettò ed il diavolo ultimò il ponte.
Sbollita ira all’uomo sorsero rimorsi e corse dal parroco della vicina chiesa per chiedere consiglio. Il parroco era molto astuto e gli suggerì di far attraversare il ponte da un cane.
E così fu fatto.
Satana infuriato gettò il cane nel fiume e sparì tra fuoco e fiamme.
Ancora oggi si dice che spesso si vede transitare sul ponte un cane maremmano bianco..

..qualcuno narra che il suo corpo pietrificato giaccia nel fiume.

Dalla baraccopoli di Rio alla scrittura

A 26 anni Geovani Martins debutta con “The Sun on the Head”, un set di 13 racconti. Potrebbe sembrare una storia qualsiasi ma non lo è: lui è cresciuto con la madre a Vidigal, un quartiere povero nella zona sud di Rio, incastonata fra i quartieri ultra-esclusivi di Copacabana, Ipanema e Leblón. Prima di aver successo, ha smesso di studiare abbastanza presto e si è guadagnato da vivere lavorando come uomo-sandwich e vendendo bibite sulla spiaggia.

I suoi riferimenti narrativi sono i classici Joaquín Machado de Assís e Jorge Amado. La prima scrittrice che ha conosciuto, però, è sua nonna. È stata lei a insegnargli a leggere nella casupola di una delle tante favelas di Rio de Janeiro. E a trasmettergli la passione del raccontare.

Il suo primo libro, Il sole in testa, appena arrivato in Italia per Mondadori è stato tradotto in nove lingue. In patria, questa raccolta di tredici, potenti racconti brevi ha venduto cinquantamila copie e dovrebbe diventare presto un film.

Qui per ulteriori informazioni.

Io e la città di Verona.

Ontologia,Psicoanalisi,Logica.

Verona è la città delle buone maniere. Ognuno ha imparato a mangiare la zuppa nel suo piatto servendosi con garbo di cucchiaio e forchetta. La maschera delle belle maniere nasconde il volto dell’ homo clausus che ha eretto a mito la propria individualità convinto di poter esistere come un piccolo mondo a sé indipendentemente dagli altri. Una educata società di uomini dimezzati. Una società pacificata che non conosce il conflitto, ma solo perché, come una sorta di rigetto, espelle ai margini gli uomini che possono essere segno di contraddizione. Con saggia ipocrisia non li uccide,ma li lascia nell’agonia: decreta la loro non esistenza sociale. Ai giovani viene negato ogni protagonismo, ai vecchi si prepara un’estetica morte. Il giovane ed il morente: l’alfa e l’omega del ciclo vitale della società ripropongono entrambi l’interrogativo del futuro. Chi nega l’esistenza sociale al giovane e al vecchio ha un unico futuro: il nichilismo dell’hic…

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Una nuova fisica?

Il 14 Maggio 2009, più di dieci anni fa, il vettore Ariane 5 fu lanciato dalla base spaziale di Kourou, nella Guiana Francese, con le due sonde Herschel e Planck.

Questi due telescopi spaziali sono stati progettati per rivelare alcuni dei segreti più nascosti dell’Universo, come  la formazione delle stelle e delle galassie (Herschel) e il big bang (Planck). Al raggiungimento di questo obiettivo così sfidante ha lavorato un team composto da oltre 500 persone, oltre a 90 sottocontraenti provenienti da 17 differenti Paesi. Thales Alenia Space  ha un avuto un forte ruolo nella missione con il coinvolgimento di tutte le sue  sedi : Cannes, Torino, Madrid, Charleroi, Milano, Tolosa, Roma e L’Aquila, insieme a  Bristol e Zurigo, pochi anni dopo.

Dal 2009 al 2013 Planck ha raccolto dati che hanno fornito alla cosmologia una descrizione definitiva dell’universo alle scale più grandi e più piccole. «Misure che hanno portato alla determinazione dei parametri cosmologici (contenuto di materia, geometria ed evoluzione dell’universo) con una precisione senza precedenti», dice la motivazione del Premio Gruber, assegnato nel 2018 al team del telescopio spaziale Planck dell’Agenzia spaziale europea e ai due responsabili dei suoi strumenti scientifici, Nazzareno Mandolesi e Jean-Loup Puget.

Questa scommessa ha dispiegato una importante ‘potenza di fuoco’ finanziaria e umana.

L’altro , Herschel, è il telescopio spaziale più potente del mondo per la ricerca del calore e viaggia con Planck, satellite destinato allo studio della debole radiazione che ha riempito l’Universo subito dopo il Big Bang.

L’osservatorio venne intitolato a un altro gigante della scienza, l’astronomo e musicista tedesco William Herschel che nel 1781 scoprì il pianeta Urano. 19 anni dopo, Herschel scoprì anche una forma di luce invisibile che in seguito fu definita dagli scienziati “radiazione infrarossa” e che oggi noi conosciamo più semplicemente come “calore”.

Mi interesso a questa tema non solo perchè mi è caro, ma soprattutto per la notizia battuta ieri dall’ANSA: Nuova ipotesi sull’universo, potrebbe essere chiuso.

Pare che i dati del satellite Planck siano la spia di una nuova fisica che metterebbe in dubbio , nientemeno, l’attuale modello cosmologico secondo il quale l’universo è piatto.

Lo studio reca la firma di Alessandro Melchiorri, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e dell’Università Sapienza di Roma, Eleonora Di Valentino, dell’Università britannica di Manchester, e Joseph Silk, dell’Università Sorbona di Parigi.

Come è da immaginarsi, prudente è stata la risposta di parte della comunità scientifica, che ritiene opportune ulteriori analisi dei dati per la conferma del nuovo modello.

L’intera scoperta si può fruire qua.