Calvino a 1.500 metri

Leggere “Lezioni americane” ed entusiasmarsene non è questione di altitudine: anche al livello del mare Calvino è travolgente. Ma leggerlo a 1500 metri di altezza ti dà una ulteriore vertigine. Io l’ho provata stamattina. I capitoli sulla “Leggerezza” e sulla “Rapidità” si giovano della compagnia del canto del merlo e del cucù, dello scampanìo di una mandria in lontananza.

Le riflessioni di Italo Calvino viaggiano dentro appaiate all’alito sinuoso del vento : entrambi si insinuano ovunque. Nel verde brillante, dono di una stagione inopinatamente piovosa, quelle parole ti ubriacano. Ecco se dovessi descrivere l’ambrosia degli dei la paragonerei a “Lezioni americane” .

Lassù riecheggia Calvino, rotola tra le orchidee selvatiche protette dalla legge perché in estinzione. Occhieggiano le conifere a quelle parole e annuiscono a siglare una comune sorte: essere entrambi sempreverdi. E le pratoline fermano la loro danza facendosi ascolto con le corolle. Le leggende , tutte, anche quella di Carlo Magno narrata da Barbeyd’Aurevilly e riportata da Calvino, sembrano possibili a 1500 metri di altezza, cari al volo del falco.