Due regge, due storie


Un fuori programma ,stasera, che ci voleva proprio con una coppia di amici a mangiare la pizza e a ridere.

Il mio pomeriggio si è distribuito nello scambio di mail ed sms arrabbiati tra me e un collega che mi ha deluso. Uno di quei pomeriggi nei quali vorresti perderti in un’isola tropicale e buttare via pure la carta di identità. Ho chiamato due volte il direttore per rimediare lo sfasamento di date sui miei articoli. E dire che ce l’ho messa tutta per esser precisa. Evidentemente altri non lo sono. Magra soddisfazione le spiegazioni, quando una fiducia s’è spezzata. E così ho riconvertito l’adrenalina non sapendo ancora cosa “Bellitalia” manderà in onda: il sommario dice una cosa e il suo coordinatore un’altra.

“Venaria è lo spettacolo della Corte nel rito della Caccia”. E fin qua ci si arriva facilmente anche via web: è una certezza la stretta connessione storico-logistica tra la città, la Reggia sabauda e “La Mandria” , alias una tenuta con i numeri di una maggiorata fisica. Ma cosa aggiunge la puntata di “Bellitalia” al già noto? Un back stage cucito da un Re e dalle sue passioni di ordinanza. Che poi sono quelle di tutti i Re. Il servizio punta l’obiettivo sulla tenuta de “La Mandria” che si spalma per oltre tremila ettari,visibilmente abbracciata da un muro di cinta lungo trentacinque chilometri. Un interessante dietro le quinte di quella che si può definire un’azienda faunistico-venatoria per di più dotata di una robusta struttura di produzione agricola. Sorta nella seconda metà del XVIII secolo, fu voluta da chi alla pratica venatoria si dedicava con zelo senza omissioni e sensi di colpa. Un sontuoso Palazzo di Piacere, che sarebbe poi divenuto il complesso del Castello della Venaria, sorto per ragioni “venatorie”, per interessamento di Carlo Emanuele II e per opera del Castellamonte. Detta in soldoni, “Bellitalia” si è votata tout court ad una delle maggiori realtà di tutela ambientale del nord-ovest d’Italia dove vivono, liberamente o allo stato semibrado, diverse specie di animali selvatici e domestici. In più il Parco de “La Mandria” conserva il più significativo esempio di foresta planiziale ancora presente nella regione.Centro per l’allevamento e la riproduzione di cavalli di razza destinati ai sovrani sabaudi e alla pratica venatoria, la tenuta sabauda è una realtà invidiabile e tutelata. Diversa sorte è toccata alla nostra Persano che aveva i numeri per piacere e poteva diventare volano di sviluppo se solo la Campania avesse avuta la stessa cura per i Beni Culturali dimostrata dalla Regione Piemonte. Così non è stato. Quanto i Borbone hanno amato ed hanno lasciato non è stato fatto oggetto di tutela. La realtà della Reggia di Persano è stata cancellata dall’incuria, dalle depredazioni , insomma dagli eventi successivi l’Unità di Italia.

CONTINUA

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