Il “merveilous palaiz” di Roberto

Ho scelto due foto tra le tante scattate durante l’ultimo POF.

Prima , però, una immagine particolare: mostra la Salerno del ‘500.Nella stampa si notano ancora le porte e le mura che la chiudevano.Questa , invece, ritrae l’interno del quadriportico della nostra Cattedrale dedicata a San Matteo. Il monumentale Duomo fu voluto dallo stesso uomo che strappò la città ai principi longobardi: il normanno Roberto il Guiscardo ( l’ Astuto).E lo fece anche dando sua sorella Sichelgaita in sposa all’ultimo dei principi che governarono Salerno. Quest’altra mostra quanto rimane ( poco a dirla tutta) della sua reggia, Palazzo Terracina. Pare che il mare arrivasse sotto le sue mura e che vi fosse anche un piccolo porto. Costruito per volere di Roberto dal 1076 al 1080,il Palazzo sorgeva magnifico a ridosso delle mura orientali della città e sulla sommità di un’altura, scelta dettata da esigenze di sicurezza militare e non solo.Era un modo per marcare la presenza normanna accanto alla cattedrale ( le due opere sono limitrofe), voluta per sancire l’accordo faticosamente raggiunto con il potere religioso. Due monumenti eretti per esibire la grandezza della nuova dinastia regnante.

Simbolo del potere civile, la reggia normanna si poneva in contrapposizione, ed allo stesso tempo, in continuità sul piano politico e su quello formale, con la sfolgorante reggia del longobardo Arechi II della quale ci rimangono ( ahimè) solo e soprattutto alcune colonne seminate nel centro storico insieme alla narrazione di Paolo Diacono. Il quartiere nel quale venne edificata la reggia di Roberto costituiva la nuova zona di espansione urbanistica cittadina. Salerno vive la sua epoca normanna.

Nel 1086 l’ inexpugnabile castrum, il merveilous palaiz, era stato terminato. Ma ebbe vita breve,solo due secoli per la residenza ufficiale a Salerno.Nel 1275 si voltò pagina.

Ma questa è un’altra storia.

8 commenti

  1. Tra l’altro la prima raffigurazione, quella cartografica, è precedente ad un’epoca in cui la topografia assume la prospettiva azimutale, questa qui è “a volo d’uccello”!

  2. essì, ricordo che ci fecero studiare le vicende Roberto il Guiscardo, anche grazie all’ausilio di un’ottima “storia d’Italia a fumetti” firmata Enzo Biagi. Ho apprezzato, da geometra, l’analisi del prof. Marcello, mentre quasi ci godo a vedere quei pilastri molto snelli, in modo che la struttura non risulti inutilmente sovradimensionata. Unico dubbio, è quello che gli architetti dell’epoca non conoscessero il problema del “carico di punta”, ma gli archi hanno una luce misurata, e un passo molto fitto, quasi come per “compensare”.
    Infine ho anche considerato, osservando la terza foto, che qualcuno in un remoto passato possa aver sottratto paramenti di marmo per altre costruzioni, un pò come è avvenuto anche qui nei paraggi, quando costruirono le “tramogge” per i pescherecci. Che poi alla fine sono state del tutto abbattute, e fu un grosso scempio.

  3. Mai avrei pensato, mio caro Ray, di trovare tra i blogger chi avesse studiato Roberto ed addirittura su un testo di Biagi. Forse l’ho nella libreria, sai..
    Corbezzoli, quanti dettagli interessanti aggiungi: sono tentata di chiederti lumi, lo sai..
    Grazie!

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