Salerno? Una torta millefoglie!

“Il 19 maggio, giorno dell’Ascensione, Orestes, avendo trovato la comodità di una barca che partiva per Salerno, si imbarcò, dopo aver pattuito il prezzo della traversata per sei carlini. Passò le bocche di Capri….[..]. Il capo di Massa per gli ulivi, i limoni, gli aranci e le altre belle piante, che ornano tutto il resto della costiera fino a Salerno è molto delizioso, tanto che si ha la sensazione di trovarsi in un paese incantato fatto per il piacere delle fate”.
Anno 1632. Chi scrive è Jean-Jacques Bouchard
, parigino,aristocratico, formato nei migliori collegi religiosi di Francia e,nonostante questo, avventuriero colto e libertino. Una figura comune durante l’epoca barocca. Il nobile francese conosceva l’arte del vivere e vi si dedicava senza pentimenti: votarsi al servizio dei signori aveva i suoi bravi vantaggi. Quando arriva nella nostra città Bouchard ne ricava un’ impressione negativa perché annota:” molto sporca e molto somigliante ad un villaggio, le strade essendo strette..le case mal costruite eccettuato qualche palazzo”. Un nobile con l’albagia che connotava il suo rango? Forse, ma come dargli torto: tre anni prima Salerno aveva vissuto una delle disastrose alluvioni della sua lunga storia e non si era ancora ripresa. In più, agli inizi del ‘600, era una città troppo affollata, forte solo di pochi e fatiscenti palazzi: erano ancora lontani gli anni che la videro munirsi di magioni eleganti e corredate da imponenti portali, volute dai D’Avossa, dai Pinto e dai Carrara.
Lontani anche i tempi che videro circolare periodici liberali quali “La saetta” e “Masaniello”, diffusi a Salerno in barba ai divieti del governo borbonico.

I PARTE

3 commenti

  1. Quanto poco conosciamo della storia e dell’aspetto delle nostre città in epoche nemmeno tanto lontane dall’attuale! E poi queste figure di incantati e disincantati viaggiatori che percorrono l’Italia in lungo ed in largo, pronti a cogliere bellezze e miserie… Oggi un pò mancano…

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