“Le ragazzine non spariscono nel nulla”

Potenza, 21 gennaio 1977 – Potenza, 12 settembre 1993, un  inizio ed una fine per un plot tutto votato all’ horror.

Un dato su tutti: una madre, Filomena Iemma,  ha cercato la figlia instancabilmente per diciassette anni; si tratta di quella Elisa Claps il cui volto è noto all’Italia dopo il ritrovamento fortuito del cadavere.

Elisa, dimenticata da tanti, ma non da sua madre.

Alla fine si scopre che il suo corpo era rimasto  nel sottotetto di una chiesa di Potenza. “Le ragazzine non spariscono nel nulla”, aveva detto Filomena.

Ed è vero. Scappano di casa, le adolescenti, ma difficilmente sfuggono per troppo tempo alle ricerche delle forze dell’ordine. Se poi ci si mette la tivvù a cercarle, prima o poi saltano fuori. E possono anche essere portate via, in senso letterale o figurato, ma non cercate il mostro sconosciuto perché la maggior parte delle volte sbaglierete.

Il “cacciatore” senza nome, appostato di fronte alle scuole, in un bar, in auto, esiste talvolta, ma statisticamente non è lui il responsabile, ci dicono le analisi sulla violenza sessuale che può condurre anche all’omicidio. Il responsabile va cercato nella sfera affettiva della vittima: nell’ordine, nella prima cerchia parentale (i conviventi), nella seconda (i parenti più prossimi non conviventi) e in quella amicale e nelle frequentazioni quotidiane o quasi.

È ciò che è accaduto a Elisa Claps, per quanto le indagini continuino a essere difficoltose e contraddittorie, anche dopo il ritrovamento del corpo. Ma è accaduto anche a Lorena Cutraro, 14 anni, di Niscemi, punita dal branco di sedicenti amici perché incinta di uno di loro. O a Carmela, 13 anni, di Taranto, che sopravvisse allo stupro, ma venne giudicata psichicamente instabile e finì per togliersi la vita mentre gli aggressori, anche in questo caso amici” al tempo minorenni, furono affidati a un programma di rieducazione. Con questo genere di esempi si potrebbe procedere a ritroso in decine, centinaia di casi, compreso il massacro del Circeo del 1975 e, l’anno successivo, il delitto con occultamento di cadavere di Olga Julia Calzoni, storia dimenticata di violenza nella violenza. ( Antonella Beccaria )

A 55 anni forse dovrei essermi scafata a certe notizie.

Ma la scomparsa di questa ragazza barese, le modalità di tutta la tragica vicenda ed, infine, il suo epilogo agghiacciante non possono lasciarmi fredda nella maniera più assoluta.

Una ridda di emozioni, domande e riflessioni si impongono.

Avendo appena ricevuto gli aggiornamenti di “ArcoIris”, leggendovi un’ analisi impeccabile sulla vicenda drammatica, ne ho voluto riportare un lacerto in corsivo e rimando tutti al link .

L’articolo rappresenta una sintesi di quanto, come donna e come giornalista, mi sento di dire su questa drammatico evento.

L’articolo è stato vergato da Antonella Beccaria, giornalista, scrittrice e blogger, che vive e lavora a Bologna.


2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Marcello ha detto:

    Che brutte storie. Violenza tanto più odiosa quanto più ha come protagonista persone di cui queste ragazze si fidavano, per una frequentazione se non per una parentela…barbarie.

    1. cristina bove ha detto:

      altro che Grande Fratello orwelliano…
      abbiamo superato ogni limite etico.
      mi vergogno di appartenere a questa specie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...