Come si chiama…da voi?

monaco

In un precedente post avevo creato un indovinello che è stato vinto da Chiara.
Ora, lei mi ha rivelato che a Biella lo scaldino ( da noi “‘o monaco”) si chiama “mugna” ossia monaca.

Interessante questa similitudine linguistica!!
Pietro mi aggiunge che in Emilia e Romagna lo si chiamava “suora” lo scaldino e “prete” la struttura lignea.

Chi altri, da altre regioni, vuole aggiornare l’elenco? E potete avanzare ipotesi sullo strano nome dell’oggetto?

L’Abbazia della S.S. Trinità (1)

L’argomento preannunciato è talmente ricco che mi vedo costretta a dividerlo in due parti.

Sapete quanto io detesti la prolissità e quanto io frequenti assai poco i blog che fanno di questa cifra stilistica il proprio portabandiera.

badiasantissimatrinitacava1conmontefinestraLa foto dell’ immagine ritrae uno dei gioielli più frequentati dagli studiosi internazionali di tutto il Sud, ma assai poco noto agli italiani: l’ Abbazia Benedettina della S.S. Trinità di Cava dè Tirreni (Sa).

Cittadina poco nota al turismo di massa, Cava dista pochi chilometri da Positano e Amalfi, luoghi gettonati dove si celebrano i riti dell’estate, complice un mare incantevole.

Per inciso, a Cava insistono resti di templi e di ville d’ epoca romana, appartenenti probabilmente alla Gens Mitilia.

Una dettaglio storico è dogma di fede: la cittadina venne abitata dai Longobardi, civiltà oggi testimoniata da una serie di antiche Torri costruite per il Gioco dei Colombi e per molti toponimi, risalenti ai tre secoli di dominazione longobarda (secc. IX-XI).

Ma Cava dè Tirreni brilla di luce propria per una realtà vecchia di millenni.

La cittadina del salernitano è rinomata per un “sancta sanctorum” caro  agli studiosi, dove antichissime pergamene, codici miniati e documenti rari vengono conservati in pregevoli archivi e preservati dall’ incuria degli uomini.

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Tra gli altri è custodita la “Bibbia di Danila”, in lingua visigotica, uno dei Codici più antichi ivi presenti.

Essa risale nientepopòdimeno che all’800 d.C., ossia epoca di un sovrano come Carlo Magno dal quale partì la “rinascita carolingia”, dando anche impulso agli scriptorium.

Questo è un esempio del tesoro senza paragoni serbato a beneficio di tutti che si erge a quota 400 metri e che viene custodito nella millenaria Abbazia benedettina dedicata alla Santissima Trinità.

In pratica un faro culturale ieri quanto oggi…

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Udite, udite.

La sua ricchezza non racchiudeva solo un ineguagliabile patrimonio artistico e culturale, ma anche economico: alla solida ed antica Abbazia apparteneva una larga fetta della Provincia di Salerno ed oltre.

Il luogo sacro nasce povero. Fondato nel 1011 in una spelonca immersa nella stretta valle del ruscello Selano a pochi chilometri da Cava.

Insomma la Badia benedettina vanta origini che si perdono nella leggenda.

Secondo la tradizione, un monaco, tale Emerico, nel 966 ottenne la costruzione della sua cella nella tranquilla vallata cavese. Ottenuto il consenso del Principe Gisulfo e dell’Abate del Monastero di S. Benedetto di Salerno, la cella nacque a compenso di quella di S. Mauro a Centola (Sa), persa in seguito ad un attacco dei Saraceni.