Dritte sulla mia città natale

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Anno 1930. Nella rete dei pescatori al lavoro nel Golfo di Salerno capitò questa magnifica testa di bronzo. Il verdetto degli archeologi fu unanime: è Apollo. Dalla fattura si è ipotizzato un artefice “doc”.
Questo non è l’unico reperto di valore che testimonia la storia e il ruolo della città e del territorio.

Prima di Salerno c’è stato un abitato . Era un crocevia, un coacervo di etnìe. Oggi denominato Fratte, centro antico che si trova a monte della città, in una favorevolissima posizione geografica.
Costituiva, in pratica, un’area di transito obbligato, una sorta di snodo viario verso la piana del Sele ( Paestum per capirci) a sud, l’agro nocerino-sarnese a nord-ovest e l’avellinese a nord-est. A favorirne il decollo furono : la sua collocazione piuttosto all’interno, in una zona pianeggiante e fertile, la vicinanza del fiume Irno, la cui foce funzionò probabilmente da porto. Siamo nel VI sec. a.C. e Fratte emerge nel pieno della presenza etrusca in Campania. L’intensificazione dei rapporti con l’Etruria convive con la recezione dei fenomeni di maggiore ellenizzazione tramite il contatto con i centri greci costieri. Lo si evince dalla documentazione materiale (vasi attici, vasi di bucchero e di bronzo di tipo etrusco).
Una posizione conflittuale la presenza etrusca verso l’ambiente greco. Essa si chiuderà dopo l’inizio del V sec. a.C., con la battaglia di Cuma del 474 a.C. dando inizio all’ irreversibile declino etrusco. Non a caso anche il centro antico di Fratte subisce la cosiddetta “invasione sannitica”, ossia la lenta penetrazione verso la costa, dalle zone interne e montuose del Sannio, delle popolazioni sabellico-sannitiche.

Esse già da tempo erano entrate in contatto con il mondo greco dell’Italia meridionale, dando vita ad un processo dinamico tale da generare notevoli trasformazioni anche nel loro stesso ambito comunitario.

Il divino nell’amore

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Come posso ignorare la richiesta di un carissimo amico bloggher?

Torno su un tema sul quale ho glissato: “Amori divini“, ossia una mostra che dal 7 giugno scorso si spalma fino al 16 ottobre.

L’esposizione di ottanta opere promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli  si dipana lungo il percorso del mito greco e della sua fortuna attraverso storie che hanno due ingredienti narrativi comuni: seduzione e trasformazione.

Va da sè che centrali sono i miti di Danae, Leda, Dafne, Narciso, fino al racconto straordinariamente complesso di Ermafrodito: tutti son entrati nell’ immaginario collettivo.

La provenienza delle opere è di tutto rispetto: oltre i siti vesuviani e, più in generale, dalla Magna Grecia, esse son state prestate da alcuni tra i più prestigiosi musei italiani e stranieri come l’Hermitage di San Pietroburgo, il Musée du Louvre di Parigi, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles e il Kunsthistorisches Museum di Vienna. 

Il Festival che non ti aspetti…

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Quando si tratta di eventi di promozione culturale del Sud il mio cuore batte a mille…

Quest’anno in relazione all’opera inaugurale del 43° Festival della Valle d’Itria, l’Orlando Furioso di Antonio Vivaldi, è stata prevista una mostra documentaria presso il Museo Nazionale Archeologico di Taranto dal 22 luglio al 10 agosto 2017.

Alchimie

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Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un evento meridionale al quale mi piacerebbe partecipare,questo.

Quarant’anni e li porta alla grande, ilFestival della Valle d’Itria di Martina Franca. Cresciuta esponenzialmente dal 1975, l’iniziativa è opera di un gruppo di appassionati musicofili capeggiati da Alessandro Caroli, primo presidente del Festival.

Tra il 18 luglio e il 3 agosto l’evento si ripete da quaranta anni in questo lacerto di Puglia centrale a cavallo tra le province di Bari, Brindisi e Taranto, il cui territorio coincide con la parte meridionale dell‘altopiano delle Murge..

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La bellezza dell’intarsio

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Solo un dettaglio emblematico per introdurre il magnifico altare policromo celato dalla chiesa di San Francesco a Gerace in Calabria.
E se il luogo ora sconsacrato risale al 1252 ( edificato su sito preesistente), questa meraviglia è opera di un frate, Bonaventura Perna, che lo creò nel XVII secolo, nel 1664.

E se pure l’abile intarsiatore moriva quattro anni dopo, per celebrarlo rimangono i mosaici ad intarsio marmoreo, unici è il caso di dire.

Per esempio, su di un fiore in marmo nero è raffigurata una mosca a grandezza naturale con le sue zampette.

Per non parlare delle miniature.

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