Vi presento Cetara

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Stavolta il post è dedicato ad Elena che ha indovinato il borgo marinaro.

Sì, si tratta di Cetara, cittadina avamposto della Costiera famosa per un prodotto: la colatura di alici. I romani lo chiamavano “garum“. Io non lo assaggerei nemmeno sotto tortura, ma chi lo ha assaggiato ne parla divinamente.

Per quasi mezzo secolo, in quel vicolo incastrato tra le casupole bianche circondate dai terrazzamenti di piante di limoni, hanno “scapezzato” a mano e poi “inzuscato” di sale: un procedimento antico che Gilda Di Martino e la sua amica, perpetua del parroco del paese, avevano appreso dalle madri, che a loro volta avevano imparato dalle loro nonne. Gesti sapienti per trasformare, in pochi mesi, duecento casse di acciughe del golfo di Salerno in colatura di alici. (Repubblica)

Ex roccaforte araba, e vecchio borgo di pescatori, Cetara si intravede dopo . Le sue case candide affacciate sul mare si raccolgono intorno alla piazzetta; chi chilometri prima si è lasciato Vietri, dopo si incontra Erchie.

Fra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo i cetaresi furono protagonisti della colonizzazione della Costa Settentrionale dell’Africa. Per la loro abilità di pescatori e di  conoscitori dei metodi di salagione del pesce azzurro, il governo francese dell’epoca incentivò il trasferimento dei campani e dei cetaresi, soprattutto verso l’Algeria, dove furono brillanti armatori ed industriali nel settore della conservazione dei prodotti ittici.