LE STRADE DELLE ARTI E DEI MESTIERI. Passeggiata serale nel Campo Marzio alla scoperta della Roma scomparsa. Sabato 28 Luglio, ore 20.30

Un appuntamento al quale mi piacerebbe partecipare!

ArcheoGuide

Via de Chiavari, Via dei Giubbonari, Via dei Leutari e poi ancora Via degli Staderari, dei Sediari,dei Canestari, dei Baullari, dei Falegnami, dei Funari…. 

Il centro storico di Roma e specificatamente il Campo Marzio, è un vero e proprio “archivio” toponomastico che conserva i nomi delle Arti e dei Mestieri che in quelle strade svolgevano le loro attività.

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Un gioiello svevo

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Palazzo Bellomo a Siracusa è oggi sede della Galleria Regionale.
Ma non è solo per questo che dedico spazio a questa importante costruzione di origine sveva: al piano superiore, nella ricca pinacoteca, si conservano l’Annunciazione di Antonello da Messina del 1474 e il Seppellimento di S. Lucia di Michelangelo Merisi da Caravaggio, dipinta a Siracusa nel 1608 mentre era fuggiasco da Roma.
I dettagli costruttivi e decorativi sono così simili al castello Maniace da poter supporre facilmente che il palazzo avesse una grande rilevanza agli occhi della committenza. L’aquila sveva posta nel concio di chiave della volta del vestibolo ne è un chiaro indizio. I successivi riadattamenti non hanno tuttavia cancellato le tracce della costruzione federiciana.
Nel 1365 il palazzo fu acquistato dalla famiglia Bellomo venuta al seguito di Federico II d’Aragona. L’istituzione della Camera Reginale in Siracusa fece della città quasi uno stato dentro lo stato, posta sotto la diretta giurisdizione della regina. La città era, in effetti, amministrata da Governatori per lo più provenienti dalla Catalogna che con sé portavano i gusti, le abitudini e le mode della terra natia. Risalgono a quel periodo i rimaneggiamenti. Il prospetto viene così articolato su due livelli: a quello inferiore, svevo, ne viene sovrapposto un altro, catalano.

I Bellomo tennero il palazzo fino alla seconda decade del XVIII secolo quando fu acquistato dalle monache dell’attiguo convento del monastero di San Benedetto. Poco meno di un secolo dopo, con le leggi che sopprimevano gli ordini religiosi e ne incameravano i beni (1866), la struttura subì un uso assolutamente improprio. Passato all’amministrazione delle belle arti, dal 1958 il palazzo ospita il museo di arte medievale e moderna.