La seta di Napoli

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Esempio di barocco napoletano, la chiesa dei SS.Filippo e Giacomo vanta affreschi, decorazioni marmoree, altari ed arredi sacri creati da artisti del calibro di Alessio D’Elia, Jacopo Cestaro, Giacomo Massotti, i fratelli Massa, Giuseppe Sammartino.

La Chiesa, insieme al Conservatorio per le figlie povere degli artigiani, fu voluta nel 1600 proprio dai Setaioli, Tintori e Mercanti di Seta. 

La lavorazione della seta venne incentrata a Napoli, “il solo centro del regno, oltre Catanzaro, presso il quale sarebbe stato possibile svolgere quest’attività”.

I ragazzi dell’Associazione Respiriamo Arte hanno compiuto un’opera meritoria, riportando alla luce un volto di Napoli per troppo tempo dimenticato: quello d’importante centro di produzione e lavorazione della seta, settore trainante dell’economia del regno dalla seconda metà del XVI secolo fino al XVIII.

La Sagrestia settecentesca custodisce le opere dei maestri intagliatori di legno del ‘700 napoletano ed esempi di arte serica seicentesca realizzati dalla corporazione.

Alla cripta vi si accede da una botola in bronzo finemente lavorata alla suggestiva cripta luogo di sepoltura dei corporati della seta; infine dal cortile interno si raggiungono i resti archeologici in cui è possibile osservare testimonianze della Napoli cinquecentesca e romana.

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