Un albero hippy

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Stavolta ci spostiamo in Grecia,a Creta, in un villaggio situato all’interno del comune di Festo, ma non vi parlerò del disco omonimo di età minoica.

Nè della spiaggia dell’immagine.

Nè delle grotte usate fin dall’epoca preistorica e, poi, abitate da una comunità hippy.

Come preannunciato intendo parlarvi di un albero particolare…

A Matala si erge un albero di ulivo al centro della piazza; ma non un albero qualsiasi. L’ulivo ha una faccia intagliata sul tronco. Si vedono i capelli, la barba lunghi…le rughe del viso, e i piccoli occhi. Sembra un po’ triste. È stato un hippy ha intagliare l’albero, che è ormai il simbolo della città. 

Chissà chi è stato l’ hippy che ha intagliato l’albero…

Nel decennio del 1970 anche nomi famosi la resero celebre alle masse: da Joni Mitchell (la sua canzone “Carey” è ispirata a Matala) a Bob Dylan, da Janis Joplin a Joan Baez e, naturalmente, Cat Stevens.

Grazie a mio figlio Angelo

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Sono in ritardo sulla tabella di marcia e cambio in itinere il mio argomento stamattina Mio figlio Angelo mi ha mandato un link molto interessante riguardante il nastro di Moebius: è stata scoperta la sua più antica raffigurazione.

La scoperta è made in CNR, quindi al di sopra di ogni sospetto…

Due fisici teorici, Julyan Cartwright del Csic e dell’Università di Granada, in Spagna, e Diego Gonzalez, dell’Istituto Imm del Cnr e dell’Università di Bologna, hanno appena pubblicato un articolo sulla rivista Mathematical Intelligencer (Vol. 38 n.2), dove illustrano come il mosaico di Aion sia il più antico esempio conosciuto di una figura geometrica molto speciale: il Nastro di Möbius. Questo nastro, possiede caratteristiche che sono state scoperte e divulgate quasi contemporaneamente da due scienziati tedeschi, Johaan Benedict Listing e August Ferdinand Möbius, ed è appunto da quest’ultimo che ha preso il nome. Möbius è stato un matematico e astronomo tedesco, nato a Bad Kosen il 17 novembre di 1790 mentre Listing era un matematico, fisico e geodeta tedesco nato a Francoforte sul Meno il 25 Luglio di 1808.  

Un albero da Guinness dei primati

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Sant’Alfio a 550 metri, tra la montagna ed il mare, fa parte della bellissima area del Parco dell’Etna, istituita nel 1987.

Il paesino ha una caratteristica: un’ albero di castagno patrimonio dell’Unesco e “Monumento Messaggero di pace”.

L’ albero Cento Cavalli deve il suo soprannome ad una leggenda secondo la quale, durante una battuta di caccia, in una notte burrascosa, sotto la sua immensa chioma, trovarono riparo la regina Giovanna d’Aragona, per alcuni, o Giovanna d’Angiò, per altri, e tutto il suo seguito composto da cento cavalieri a cavallo.

E’ millenario l’ albero di castagno, misurante 22 metri di altezza per 22 metri di circonferenza del tronco.

Vanta più di 2000 anni e si presenta composto da tre grandi fusti (precisamente di 13, 20 e 21 metri) ed è considerato come il castagno più grande d’Italia nonché l’albero più antico e più grande d’Europa.

Un mio approfondimento

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Professor Solomon Schechter

Oggi ho avuto un pomeriggio libero per approfondire un aspetto del mondo ebraico che mi era stato accennato tempo fa: la mescolanza di lingue che lo riguarda mi ha incuriosito.

Una necessaria premessa.

La Geniza del Cairo (antico quartiere al Fustat) è il luogo in cui furono radunati manoscritti ebraici che datano per la massima parte fra il 1025 e il 1266.

Secondo il professor Solomon Schechter, rabbino, accademico e pedagogo romeno naturalizzato britannico, “il genizah rappresenta una combinazione di una stanza con materiale sacro e ufficio di documenti secolari”.
Uno dei primi studiosi che riguarda i manoscritti dell’archivio fu lui, Solomon Schechter.
Dopo aver soggiornato al Cairo nel 1896, dedicando il suo tempo allo studio e alla ricerca di questa letteratura, nel 1897 Schechter riuscì a estrarre circa 100.000 pagine. Ma molto deve ancora essere decifrato, organizzato, modificato e pubblicato.

Il complesso mosaico di carta che è il Genizah e la sua interpretazione è un processo molto complesso, e lo è ancora. Una parte della sua fragilità, qualcosa che complica la loro interpretazione è che gli ebrei di Fustat scrivevano in volgare, in arabo, con caratteri ebraici, anche se a volte facevano il contrario; in ebraico con caratteri arabi. Dopo l’arrivo dei rifugiati spagnoli, a volte scritti in ladino (la lingua perduta degli ebrei sefarditi) o documenti sono puri castigliano.

Judac Fine Art.