Arti minori?

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Aggiorno ora: vado dal nipotino.
Vi presento le CERAMICHE DI NICOLA DA URBINO che si chiamava Niccolò Pellipario, pittore, ceramista e commerciante di pellami italiano italiano.
Maestro indiscusso dello stile bello o stile istoriato, l’artista dipingeva le sue ceramiche con soggetti ispirati a personaggi della mitologia, a storie della Bibbia e a volte anche ad episodi contemporanei. 

Possedeva un marcato senso del paesaggio, conosceva le regole della prospettiva architettonica e perfezionò le tecniche del colore. Nella sua tavolozza predominavano i verdi e i turchini chiari, ma erano anche presenti tonalità calde, come il giallo e l’arancio.
Notevoli i suoi “Servizi di piatti da pompa” realizzati per le famiglie Ridolfi-Medici nel 1525. Ne restano diciannove pezzi, di cui diciassette sono al Museo Correr di Venezia uno è a Oxford e l’altro a Berlino.
Del servizio di piatti per Isabella d’Este-Gonzaga, realizzato nel 1519 circa, venti pezzi si trovano al Victoria and Albert Museum, a Londra, e altri sono al Louvre, a Bologna (il piatto col mito di Adone e Mirra e con stemma Este-Gonzaga), al Metropolitan Museum e a Cambridge. Il servizio era stato commissionato da Eleonora Gonzaga Della Rovere, duchessa di Urbino, come dono per sua madre Isabella d’Este, marchesa di Mantova. Gli stemmi sono quelli di Isabella e di suo marito Francesco II Gonzaga.

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Ai piedi del monte,lo sguardo al cielo

Trisulti

Se tanto mi dà tanto, l’immagine del post precedente relativo alla farmacia della Certosa di Trisulti rimanda alla antichità ed alla bellezza del luogo laziale.
Il luogo sacro offre uno dei più suggestivi panorami naturalistici dei Monti Ernici. La certosa si erge solitaria e imponente, maestoso complesso monastico risalente all’AD 1204 e situato a 850m di altezza ai piedi del Monte Rotonaria, nel comune di Collepardo (FR).

Le sue origini si devono a S. Domenico da Foligno, monaco benedettino, già luogo di eremitaggi, come ci testimonia la vicina mistica grotta della Madonna delle Cese, incavata nella montagna e costruita sotto un’alta rupe, un monastero dedicato a S. Benedetto. Per volere del papa anagnino Innocenzo III, nel 1204 l’abbazia e i beni passarono ai Certosini, che curarono la costruzione di un nuovo monastero più conforme alla loro vita e regola monastica.
Siamo nel paradiso naturale degli erboristi, che sanno di trovare su questi monti più di 2.500 specie di erbe che qui crescono spontanee e di cui fecero uso già i monaci certosini che fin dal Medioevo preparavano distillati e medicamenti preziosi, tra cui la Sambuca. A conferma di questa tradizione la Certosa offre al turista la vista di una delle più belle Farmacie monastiche d’Europa, completamente affrescata fra il XVIII e il XIX secolo.

Nel Settecento i Certosini abbellirono, con decorazioni classiciste, la Chiesa, il Chiostro con le celle, il Refettorio, il Cimitero dei Monaci.