Un museo da non perdere

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Datato fine secolo XVII, questo gioiello si avvale di pannelli intarsiati di marmi ‘rabischi’ (cioè arabeschi), con volute fitomorfe e volatili, appartenenti alla.chiesa di San Gregorio del XVI sec., distrutta dal terremoto.
Oltre ai marmi vi è l’utilizzo di diaspri, agate, lapislazzuli, cristalli di pirite, vetri di calcare, pasta vitrea per dare pregio e luminosità. Queste tarsie marmoree policrome,derivate dalla tecnica dei ‘commessi’ fiorentini, fu acquisita e personalizzata con altissimi esiti dagli abili marmorari, principalmente messinesi e palermitani tra XVI e XVII secolo – fine sec. XVII.
Questo splendido manufatto insieme al Ciborio nel post precedente è conservato nel museo regionale di Messina..

L’ ente fino al 2017 occupava i locali dell’ex filanda Barbera-Mellinghoff, costruzione tardo ottocentesca, individuata dopo il terremoto nel 1908, come sede del museo. 

Fra tante opere e manufatti voglio evidenziare il polittico di Antonello  e le tele di Michelangelo Merisi da Caravaggio,  l’ Adorazione dei pastori e la Resurrezione di Lazzaro.

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