Come in una favola medievale a Moret-sur-Loing

Italians vs The World

Dio benedica il sacrosanto pass Navigo! Da quanto la mia mente votata allo sfruttamento di ogni singolo centesimo l’ha ottenuto, l’idea di approfittare delle belle giornate per andare fuori Parigi a visitare l’Ile de France mi sta facendo scoprire dei posti deliziosi! Questo piccolo stronzetto costa, ma quanto meno lo farò fruttare.

Questo week-end è stata la volta della cittadina medievale di Moret-sur-Loing, sul finire della foresta di Fontainbleu, a sud-est di Parigi. Venti minuti di scarpinata nel nulla cosmico dalla stazione dei treni per essere catapultati in un altro secolo in questo piccolo paesino francese, ottimo da girare rigorosamente a piedi.

Confesso che un’altra delle mie più grandi passioni sono proprio le costruzioni medievali, forse perché spesso ricorrono all’interno del genere fantasy che tanto amo, fatto sta che Moret-sur-Loing sembra davvero uscita da un libro, tra le case a graticcio scolpite nel legno scuro…

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Vi presento Assteas

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Paestum non significa solo templi e necropoli. 

Chi ci viveva? Che mestieri vi erano praticati?

Cittadini ed artigiani, questa  è una delle risposte.

Nel VI a.C. e nel V a.C. le botteghe dei ceramisti di Poseidonia realizzano vasi di uso comune e da mensa, mentre alla fine del V a.C. cominciano ad essere fabbricati vasi figurati dipinti (a figure rosse). 
Tra i più conosciuti ceramografi pestani spicca Assteas, attivo tra il 380 e 350 a.C. che firmò i suoi prodotti con il proprio nome.

L’unico suo vaso conservato a Paestum, dipinto con il mito di Bellerofonte e utilizzato per attingere e contenere acqua (hydrìa), proviene da una tomba a camera di Agropoli.

Assteas gestì un grande laboratorio in cui si producevano hydriai e crateri. Dipinse prevalentemente scene mitologiche e teatrali. Rappresenta uno dei pochi ceramografi delle colonie greche il cui nome è giunto fino a noi.

La sua opera più famosa è il cratere che porta il suo nome, che riproduce il ratto di Europa: il vaso, inizialmente trafugato da un operaio edile nel territorio di Sant’Agata de’ Goti, venne esposto presso il Getty Museum dal 1981 al 2005. Al termine dello stesso anno tornò in Italia.

Oggi il cratere è esposto presso la Torre del Castello di Montesarchio, in Provincia di Benevento, sede del Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino.