Vi presento Assteas

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Paestum non significa solo templi e necropoli. 

Chi ci viveva? Che mestieri vi erano praticati?

Cittadini ed artigiani, questa  è una delle risposte.

Nel VI a.C. e nel V a.C. le botteghe dei ceramisti di Poseidonia realizzano vasi di uso comune e da mensa, mentre alla fine del V a.C. cominciano ad essere fabbricati vasi figurati dipinti (a figure rosse). 
Tra i più conosciuti ceramografi pestani spicca Assteas, attivo tra il 380 e 350 a.C. che firmò i suoi prodotti con il proprio nome.

L’unico suo vaso conservato a Paestum, dipinto con il mito di Bellerofonte e utilizzato per attingere e contenere acqua (hydrìa), proviene da una tomba a camera di Agropoli.

Assteas gestì un grande laboratorio in cui si producevano hydriai e crateri. Dipinse prevalentemente scene mitologiche e teatrali. Rappresenta uno dei pochi ceramografi delle colonie greche il cui nome è giunto fino a noi.

La sua opera più famosa è il cratere che porta il suo nome, che riproduce il ratto di Europa: il vaso, inizialmente trafugato da un operaio edile nel territorio di Sant’Agata de’ Goti, venne esposto presso il Getty Museum dal 1981 al 2005. Al termine dello stesso anno tornò in Italia.

Oggi il cratere è esposto presso la Torre del Castello di Montesarchio, in Provincia di Benevento, sede del Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino.

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