Quel mosaico a Palestrina

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Uno dei restauri del mosaico del Nilo di Palestrina, scoperto tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento all’interno della cosiddetta aula absidata del Foro Civile dell’Antica Praeneste, attirò l’attenzione di Gian Luigi Rondi e della produzione Ponti – De Laurentiis.
Fu un contributo privato che permise la realizzazione di quest’impresa, va detto.
Nel 1952 la storica società cinematografica, che in quell’anno produceva anche il primo film a colori girato in Italia, propose alla Soprintendenza la realizzazione di un documentario a colori sul mosaico di Palestrina per la regia di Gian Luigi Rondi, grande critico cinematografico e documentarista, attualmente presidente dell’Ente David di Donatello. La proposta fu accettata , ma a una condizione: la società cinematografica si sarebbe dovuta fare carico di tutte le spese del restauro.

Intorno al significato simbolico del mosaico si allestirono almeno due scuole di pensiero; una del cardinale francese Melchior de Polignac, a cui si deve il merito di aver rilevato per primo che il Mosaico rappresentava l’Egitto; l’altra del padre gesuita Giuseppe Rocco Volpi.

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