Un sogno di seta

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Dedico a lei questo post che per qualcuno non sarà una novità: ne ho già parlato tempo addietro. Complimenti a lei perché frequenta le trasmissioni culturali.

C’era una volta un re ( 1789) che era un sognatore. La vita e il baccano della Reggia di Caserta lo angustiavano così da fargli scegliere come suo luogo di ritiro una collina lì vicino, dalla vista stupenda. Vi si ergeva l’antica chiesetta di San Leucio, vescovo di Brindisi.

Sul Belvedere aveva fatto costruire un casino di caccia, e vi aveva fatto insediare alcune famiglie affinché vi provvedessero. Poi i coloni crebbero di numero e diventarono una piccola comunità. Il re si lasciò probabilmente influenzare dalle mode utopistiche dell’epoca e decise di fondare una colonia modello. Cercò di darle l’autonomia economica, creando una seteria e una fabbrica di tessuti. La regolò con un codice scritto di suo pugno, pieno di straordinarie intenzioni e intuizioni. Volle darle una struttura urbanistica organica e simmetrica. Le affibbiò un nome che era uno specchio: Ferdinandopoli. Una sua creatura, insomma, anche se il nome restò artificiale e nessuno lo usò mai: rimase sempre San Leucio.

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Palazzo Chigi, Buckingham Palace, i palazzi del governo italiano, la Casa Bianca hanno in comune la seta di San Leucio.

Una ricca gamma di rasi, broccati, e velluti venivano prodotti in provincia di Caserta sia per l’abbigliamento che come parati.

Quando venne introdotta la tessitura Jacquard, che altro non era che un telaio importato dalla Francia, nei primi decenni dell’Ottocento, la produzione si arricchisce di stoffe broccate di seta, d’oro e d’argento, scialli, fazzoletti, corpetti, merletti. Si sviluppano anche dei prodotti locali, i gros de Naples e un tessuto per abbigliamento chiamato Leuceide.

Già al tempo di Papa Leone III, è descritta l’abile manifattura tessile napoletana durante il periodo del ducato bizantino. In quel periodo nacque la prestigiosa tradizione della seta, che toccherà il massimo dello splendore nelle fabbriche borboniche di San Leucio di Caserta, circa un millennio dopo.

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