Un codice da ricomporre

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Il Toesca, ligure e storico dell’arte , già nel 1912  lo definiva “curiosissimo documento della miniatura della Liguria” .
Sto scrivendo del Codice Cocharelli testimone prezioso della miniatura ligure della prima metà del XIV secolo.
Come riporta Francesca Fabbri nel suo ‘Il codice Cocharelli fra Europa, Mediterraneo e Oriente ‘ non si tratta di un’opera completa ma di 27 carte di ridotte dimensioni (170 x 100 mm circa),sciolte o rilegate in maniera a volte errata,sparse fra varie collezioni pubbliche.
Dal cosiddetto Codice Cocharelli è stato possibile ricomporre solo due testi; uno è un trattato in prosa sui sette vizi, nel quale, fra le rappresentazioni di animali simbolici che accompagnano le personificazioni dei peccati, si trovano formiche, api, vespe, cavallette e grilli.
Il secondo è un poema, in prosa ritmica, relativo a un frammento di storia della Sicilia al tempo di Federico II, nel quale i numerosi Artropodi raffigurati, non hanno alcuna apparente connessione al testo.
Come riporta sempre Francesca Fabbri è questa riorganizzazione evidenzia come manchino ancora diverse parti all’originaria unità del codice,unità tanto più complicata da raggiungere per la mutilazione che varie carte hanno subito.
Ma chi  è l’autore del manoscritto??

 

La famiglia Cocharelli proveniva dal Sud della Francia; risulta presente a Genova a partire dalla fine del secondo decennio del ‘300 e con alte cariche nel governo della Repubblica.

I rogiti del notaio Lamberto di Sambuceto, offrono la possibilità di documentare l’esistenza di Pelegrinus Cocharellus, cittadino genovese, nella colonia genovese di Famagosta,nell’isola di Cipro.
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Codice Cocharelli,Firenze, Museo Nazionale del Bargello
Lo stesso Pelegrinus insieme a Johannes Cocharellus, dichiaratamente padre e figlio,sono impegnati in transizioni finanziarie nel maggio del 1307 alle fiere di Lagnye di Provins, nei luoghi più importanti, cioè, del mercato finanziario nordeuropeo.
È dunque un orizzonte ampio di contatti commerciali e culturali, dalla Francia del Nord all’Oriente persiano, condotti attraverso Genova, porto del Mediterraneo,e Cipro, piazzaforte economica aperta al mondo dei Tartari e dei Mongoli, mondo di cui i Genovesi erano ospiti assidui,quello in cui si deve analizzare questo manoscritto.
Per gli approfondimenti rimando al testo della Fabbri.

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