..Ruderi

Ruderi come questo di cascine e cascinali abbandonati se ne incontrano in tutto il sud.

Raccontano di tramontane e di libecci, di storie contorte o dolorose di contadini e di pastori, di sudore, di piccole gioie attorno al focolare, di profumi di pane e origano..suoni d’altri tempi come l’ululato del vento che somiglia tanto a quello dei lupi o il frinire di grilli e cicale.

Sarebbe giusto dar loro un’altra opportunità di vita, regalare loro giorni di serenità ..invece le loro pietre ardono nelle estati e sono coperte di ghiaccio negli inverni.

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. giusymar ha detto:

    Come corre la fantasia quando si incontrano ricordi di case…
    Anch’io le fotografo. Trovo sempre qualcosa di bello.
    Un arco, un fienile, il legno della porta.
    Chissà…

  2. amourisamore ha detto:

    Parafrasando Ruskin: “Il restauro è distruzione”.
    In realtà seppur concorde nel ridare vita ad una rovina è da tenere in alta considerazione la valenza storica che ogni elemento attualmente decadente, ricopre. Ogni elemento unito con malta, sagomato e rifinito, custodisce tecniche e opere emozionali che il mastro scalpellino infondeva ad ogni colpo. Cercare di intervenire su questo, per il restauro contemporaneo è un’invasivo atto di emulazione storica di una tecnica passata, modernizzata dagli studi recenti di scienze applicate. Eppure, a mio parere, la bellezza di un dipinto non è data anche da quella patina di ossido che il tempo ha sapientemente creato?
    Ruskin asseriva, nelle sue 7 lampade per l’architettura, che un’opera va apprezzata nel momento in cui ancora rimane in piedi, con i suoi rimaneggiamenti e non con la tecnica sottrattiva per evidenziare le strutture originarie. Ruskin rispondeva al movimento revival di Viollet Le Duc, affermando un contrapposto romantico insieme a Morris che sono stati i precursori del restauro contemporaneo.
    L’unico modo di garantire alle generazioni future la possibilità di apprezzare questi ruderi sta nella semplice e pura manutenzione, senza fronzoli e senza aggiunte. Purtroppo abbandonate dall’uomo, l’opera della natura si riappropria dei suoi elementi, disgregando gli inerti dalla malta, scollando i frontoni e gli elementi lapidei dalla sua sede per assorbirne i sali di cui è composto, discioglie l’argilla cotta dei mattoni e poi l’incuria e il vandalismo più compostamente chiamato “Degrado antropico”, ne completano l’opera di disfacimento. Se non fossero ruderi come potremmo mai apprezzarne la loro bellezza, private degli orpelli, di merlature e di ornamenti?
    Solo quando un edificio termina il suo uso mostra la funzione.
    Semmai penso che bisognerebbe renderli fruibili il più possibili e lasciare che facciano il suo corso, cedendo e assestandosi, disgregandosi e deformandosi, al fine di lasciare sulla nuda terra una traccia della loro permanenza, ciottoli sparsi che la curiosità di pochi e con dedita anastilosi, potranno ricostruire nel proprio immaginario e con fantasiosi capricci architettonici, quelle rovine di oggi nella città di un tempo.

    1. marzia ha detto:

      E’ fuori da ogni dubbio che Ruskin fu condizionato dalla madre che lo porterà spesso a confrontarsi con l’estetica.
      Mi fa piacere che tu riporti qua cenni di un dibattito così coinvolgente.
      Come ben sai l’opera delle Sette lampade dell’ architettura segnerà il momento in cui prenderà coscienza del rapporto esistente tra arte e società e della relazione tra l’uomo e la natura.
      assicurare una lunga vita ad un edificio significa, inoltre, assicurargli la gloria, perché questa “non risiede né nelle pietre né nell’oro di cui è fatto, la gloria sua richiede nella sia età e nella loro imperitura testimonianza di fronte agli uomini, in quella forza che congiunge epoche dimenticate alle epoche che seguono e, quasi, costituisce l’identità delle nazioni”.

      1. amourisamore ha detto:

        La forte presenza della madre sin dalla sua formazione universitaria lo rende molto sensibile alla percezione della natura e dell’uomo. Se dovessi analizzare parte di questo suo percorso da un punto di vista psicologico sarei portato ad evidenziare come la sua figura eccessivamente presente lo porti ad approfondire queste tematiche a tratti astratte ai più, come una sorta di comprensione del suo status di uomo in una società patriarcale, ma soprattutto le innovazioni nel modo di progettare e di costruire con l’avvento della rivoluzione industriale.
        Proprio con questo libro inizia a gettare le basi del restauro contemporaneo, quello del restauro critico brandiano.
        “…quando il pittoresco riesce a mantenersi coerente con i caratteri intrinseci dell’architettura, ecco che la funzione di questa forma di sublimità esteriore dell’architettura è senz’altro più nobile di qualsiasi altro oggetto, perché esso è testimonianza dell’età dell’opera: di ciò in cui, come si è detto, consiste la maggior gloria dell’edificio. Pertanto, i segni esteriori di questa gloria, che hanno una forza e un compito più grandi di qualsiasi altro che appartenga alla loro pura bellezza sensibile, possono esser fatti rientrare nel rango dei caratteri puri ed essenziali dell’architettura, secondo me, che ritengo che un edificio non possa esser considerato nel suo pieno rigoglio prima che gli siano passati sopra quattro o cinque secoli; e penso anche che tutt’intera la scelta e la disposizione dei suoi dettagli dovrebbe tener conto dell’aspetto che esso avrà dopo tale periodo, cosicché non se ne impiegasse neppure uno, tale da esser soggetto a danni materiali dovuti all’alterazione delle superfici causate dalle intemperie, o alla degradazione strutturale che un lasso di tempo così lungo implicherebbe.” (La lampada della memoria – XVI).
        Aggiungo: “Il cosiddetto restauro è la peggiore delle distruzioni” (aforisma 31)

        Questa convinta affermazione rispecchia vivamente ciò che dovremmo concepire oggi sul restauro. Da un punto di vista scientifico, la metodologia attuale prevede il recupero attraverso tecnologie invasive, a patto però che queste non influisca sulla lettura complessiva dell’opera, che non ne alteri le caratteristiche stilistiche originarie. Fra le opere di intervento sui materiali lapidei vi è proprio la pulitura a pressione che elimina sì la patina causata dallo smog ma anche quella naturale che va a formarsi sugli strati superficiali del minerale e che ne permettono, attraverso approfonditi sistemi di sintesi, una corretta datazione. In mancanza di questa patina si va a distruggere ciò che ha reso pittoresco l’oggetto di studio. Altra cosa è il degrado antropico che quello va combattuto con la legge del tagliolo e non con tamponature di solventi e polveri basiche per non permeare il colore negli strati interni della roccia.

        Sto divagando!

        1. marzia ha detto:

          Dedicherò a quanto riporti un post ad hoc .
          Grazie

        2. amourisamore ha detto:

          Ottimo. Grazie a te!

        3. marzia ha detto:

          Vedo che sei qui equipaggiato su certe tematiche che afferiscono alla sfera emotiva; probabilmente per motivi professionali te ne sei avvicinato; volente o nolente i rapporti con i propri genitori condizionano.
          A me, ad esempio, han condizionato molto sia mia madre sia mio padre

        4. amourisamore ha detto:

          Come tutti del resto. Spesso chi trova una linea di pensiero affine ad autore/pensatore, possiede una certa connessione con le vicissitudini della vita. Ogni figlio/a viene in qualche modo condizionato dalla famiglia di appartenenza, e spesso è quella materna a spiccare maggiormente, per il legame che si va a creare negli anni ed è a questa figura femminile che si deve la sensibilità di Ruskin, a mio avviso.
          Nella lettura dei libri, poco spazio si lascia alla biografia dell’autore. Invece è interessante poter comprendere le “cause” di questa spiccata sensibilità, oppure l’ispirazione nel trattare una tematica invece che di un’altra.

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