In Valle dell’Orco

Con questa radiosa giornata siamo usciti con Puffo. Presto qualche foto!

Eccomi ad accennarvi ad un gioiello francese, l’abbazia benedettina la Chaise-Dieu che si trova nel territorio del dipartimento dell’Alta Loira, nel cuore del Parco dei Vulcani d’Alvernia.

Il villaggio che la ospita è Orcival Sioulot. Il nome del paese ha attirato numerose interpretazioni: “Ourche Val” (Valle della Fonte), “Ursus Vallius” (Bear Valley) o “Valle dell’Orco” (dio gallico degli inferi).

L’esistenza di un villaggio si attesta al 11 ° secolo con l’istituzione di un convento appartenente al monastero della Chaise-Dieu. Nel 11 ° secolo vi era una chiesa circondata da un cimitero ad ovest del villaggio dov’ è venerata una statua della Vergine scolpita, secondo la leggenda, da San Luca.

La basilica attuale è stata costruita nel 12 ° secolo. Le ragioni di questo edificio sono certamente legate al possesso delle reliquie e un pellegrinaggio al crescente successo.

Il luogo sacro è il più alto monastero in quota d’Europa.

E’ composto dalla chiesa abbaziale di Saint- Robert, da un’architettura ricca di chiostro gotico, dalla cappella di penitente, un tempo refettorio dei monaci, dagli edifici dell’abbazia tra cui la famosa stanza dell’eco del XVII secolo.

Le case chiesa abbaziale la tomba di Papa Clemente VI propone opere notevoli : 144 stalli scolpiti dal XIV secolo, il celebre affresco di ‘La Danza della Morte’ del XV secolo, la magnifica cassa d’organo del XVII secolo e un pontile fiammeggiante.

Grazie Giovan Battista

Copia di San Nicola di
Giovan Battista Cavalcaselle

Dal 21.02.2019 al 02.06.2019 una mostra a Palazzo Reale di Milano ha l’intento di indagare l’arte di Antonello da Messina con uno sguardo analitico, preciso, capace di mettere a fuoco ogni singolo tratto della sua tecnica senza eguali. Per questo motivo, accanto alle opere di Antonello, saranno esposti i taccuini di Giovan Battista Cavalcaselle, critico che per primo ricostruì il catalogo dell’artista siciliano.

Ma chi è stato Giovan Battista Cavalcaselle ?
Scrittore, storico dell’arte e critico d’arte italiano, il Nostro nasce nel veronese
e frequenta per qualche tempo gli studi di ingegneria, tralasciati poi per iscriversi all’Accademia di belle arti di Venezia. Abbandonata infine anche quest’ultima, diede inizio a una lunga serie di viaggi che l’avrebbe portato a conoscere direttamente le opere d’arte disseminate in tutta Europa. A piedi, «a piccole giornate – come scrive un suo biografo, il Pognisi – da un paese all’altro, con l’involtino delle cose sue in ispalla infilato in un bastone», visitava chiese, musei pubblici e raccolte private, palazzi, conventi, scoprendo una quantità di opere d’arte delle quali riportava memoria, mediante disegni (era abilissimo disegnatore), corredati da annotazioni riguardanti i caratteri stilistici.

Disegno di Cavalcaselle raffigurante il dipinto L’Incoronazione della Vergine di Girolamo da Udine

Munito di una formidabile memoria visiva e di un notevole senso della qualità della pittura, con l’aiuto dei disegni egli riuscì a confrontare in modo preciso lo stile delle opere vedute a distanza di luogo e di tempo.

Burrascosa fu la collaborazione nel 1867 a Firenze in qualità di ispettore generale del Museo nazionale del Bargello.

Per i suoi studi e le sue capacità attributive è considerato il fondatore della moderna critica dell’arte. Rilevante fu anche il suo apporto alle tecniche di restauro per le quali, nonostante molte difficoltà concettuali, contribuì proponendo nuovi e più aggiornati criteri.

Rimando qui per approfondimenti.

Chagall. Sogno d’amore

AppuntArti

Dal 15 febbraio al 30 giugno 2019, la Basilica della Pietrasanta – Lapis Museum ospita la mostra “Chagall. Sogno d’amore”, una retrospettiva dedicata a Marc Chagall,  organizzata e prodotta dal Gruppo Arhemisia e curata da Dolores Duràn Ucar.

Chagall_pietrasanta

Nella mostra sono esposte 150opere tra disegni, dipinti, incisioni e acquerelli che coprono circa 50 anni di attività dell’artista russo naturalizzato francese che, nelle sue opere, ha creato un universo di sogni dai colori vivaci, popolato da personaggi reali e immaginari, frutto della sua fantasia.

Fulcro dell’esposizione sono le opere a tema amoroso dipinte per l’amata moglie Bella Rosenfeld, ma troviamo opere che rappresentano tutti i temi cari all’artista: i ricordi d’infanzia, le tradizioni russo – ebraiche, gli animali, la religione, il mondo del circo e i dolori della guerra.

La mostra è aperta da un video di Sergio Gaddi che offre ai visitatori una panoramica completa sulla…

View original post 579 altre parole

Grazie RAI STORIA

Dedico questo post a Luciana.

Chi era o cosa era Narmer?

Noto anche come Menes o Meni, il sovrano è vissuto oltre 3000 anni prima della venuta di Cristo.

Apparteneva alla I dinastia egizia ed era semi-leggendario nonchè primo unificatore dell’Alto e del Basso Egitto. Sepolto a Umm el-Qa’ab, “La madre dei vasi” è stato una incognita fino a quando non è sceso il velo sulla tavoletta.

Tutte queste informazioni le devo alla puntata di RAI Storia di ieri sera.

Fu certo una grande emozione per gli archeologi James E. Quibell e Frederick W. Green, portare alla luce la tavoletta durante gli scavi effettuati nella favolosa Hierakonpolis alla fine del XIX secolo.

Era l’epoca in cui l’archeologia muoveva i primi passi, quando grandi studiosi seri e scrupolosi del calibro di William M. Flinders Petrie e Jacques de Morgan davano il cambio ad avventurieri scriteriati come Émile Amélineau, il terrore degli egittologi, quello che nel corso degli “scavi” di Abido devastò le tombe con una grazia da pazzo furioso e distrusse sistematicamente dei reperti dal valore incommensurabile per avere a disposizione pezzi unici da vendere al migliore offerente.

Ieri sera il Nilo, le sue piene e molte delle localizzazioni arcaiche son state rese chiare.

Inizialmente si credeva leggendaria la storia che la tavoletta narrava per incisioni, poi per vari motivi è stata ritenuta veritiera dagli archeologi.

Non vi annoio con i dettagli.

Rimando qui coloro che intendessero approfondire.

Un gigante in bronzo

fecero fabbricare un cratere di bronzo, decorato
con figure lungo il bordo esterno e tanto grande da
avere una capacità di 300 anfore.
Erodoto, I, 70, 3-5

Vix è un comune francese situato nel dipartimento della Cote-d Or, nella regione della Borgogna-Franca Contea. Il villaggio è noto per il “vaso di Vix” scoperto sul Monte Lassois ai piedi del quale si trova il villaggio.

Dovete sapere che la toreutica , ovvero l’arte di lavorare il metallo con decorazioni a incavo e/o a rilievo, tramite il cesello, lo sbalzo e l’incisione, vede in questo cratere, dal punto di vista della decorazione, uno dei più pregevoli esempi della toreutica magno-greca arcaica.

Il vaso vanta 1,64 m di altezza, 1,27 m di diametro massimo e 1.100 litri di capacità.

René Joffroy , archeologo francese, scoprì la tomba che lo conteneva, quello di una defunta, morta a circa 35 anni, deposta distesa sul cassone di un piccolo carro da parata con un ricco corredo.

Il cratere ed altro rinvenuto nella tomba di Vix, insieme agli altri ritrovamenti del sito e agli oggetti provenienti dalla città gallo-romana di Vertillum, sono oggi custoditi nel Musée du Châtillonnais a Châtillon-sur-Seine.