Σαγαλασσός

L’antica città di Sagalassos sorge sul monte Ağlasun, nel cuore della Turchia sud-occidentale. Il sito, noto in età moderna con il nome turco di Bodrum, è rimasto pressocchè incontaminato e il centro abitato più vicino, Ağlasun, sorge a circa 7 chilometri di distanza.

Posta in posizione strategica su un versante del monte Ağlasun, alla quota vertiginosa di 1450-1600 metri s.l.m., l’antica città dominava le fertili valli circostanti e le ricche risorse idriche dell’antica regione della Pisidia ed era inserita nel circuito viario che collegava Pergamo con i più importanti porti della Turchia meridionale, Side e Attaleia.

Il toponimo della città denuncia un’origine remota, forse da porre nel III millennio a. C. e da legare alla conquista della regione da parte degli Ittiti. Solo con la conquista dell’Anatolia da parte di Alessandro Magno, tuttavia, Sagalassos divenne una città ricca e prospera. A partire dal II secolo a. C. il cuore politico e religioso della città fu riorganizzato e monumentalizzato secondo il gusto tipico delle grandi città ellenistiche. Durante il dominio romano la città raggiunse il culmine della sua potenza e ricchezza, tanto da meritare il titolo di metropolis della Pisidia.

Fatta questa necessaria premessa, veniamo a parlare dei rinvenimenti archeologici della città turca, forte delle più antiche terme Romane finora conosciute nell’Asia Minore.

Il praefurnium

Tra gli altri il Ninfeo Antonino, una fontana monumentale costruita nell’altra Agorà tra il 161 e il 180 dopo Cristo. Pensate che venne realizzata con 7 diversi tipi di pietre; distrutta da un terremoto nel 610, l’ antica città era ricoperta dalle macerie fino alla campagna di scavo tra il 1993 e il 1995.

Gli scavi hanno restituito un magnifico ninfeo dell’età antonina media (ca. 160-180), consistente di una facciata ad un piano unico, composto da una sezione centrale incorniciata da due edicole laterali sporgenti. La lunghezze dell’intera facciata? Circa 27 m, per una profondità massima di circa 4 m e un’altezza stimata di circa 7,80 m.

Fra il 1998 e il 2010 buona parte del ninfeo è stato ricostruito per anastilosi, si tratta in pratica di una ricostruzione di edifici ottenuta mediante la ricomposizione, con i pezzi originali, delle antiche strutture. Non manca l’ acqua corrente.

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