Le famose “baris”

C’era una volta Heracleion, nota anche come Thonis, una città dell’antico Egitto situata nel Delta del Nilo, le cui rovine si trovano oggi sommerse nella baia di Abukir, a 2,5 km dalla costa.

Nelle acque intorno alla città portuale affondata abbiamo ricevuto le prove che Erodoto non era un visionario.

Il celebrato storico greco durante la sua giovinezza aveva compiuto un viaggio in Egitto durato circa 4 mesi. Trovandosi all’ombra delle ormai già antichissime Piramidi, allora sotto il controllo dei persiani di Cambise II, lo storico di Alicarnasso descrive le famose “baris”, imbarcazioni egizie con “costole interne” di cui l’archeologia non aveva mai trovato riscontro tangibile.

Non si era limitato a descriverle ma aveva assistito personalmente anche alla costruzione e all’assemblaggio, così oggi si spiegano i dettagli del metraggio della barca e quelle “lunghe costole interne” mai viste fino ad ora dagli studiosi.

I battelli egiziani per il trasporto delle merci sono costruiti in legno di acacia: un albero di aspetto similissimo al loto di Cirene, e da cui goccia della gomma. Tagliano da questa acacia pezzi di legno di circa due braccia, che mettono insieme come mattoni, costruiscono il battello come segue. Collegano i pezzi di legno, di due cubiti, con lunghi e frequenti cavicchi; e quando hanno costruito in questo modo vi tendono sopra delle traverse. Nessun uso di tavole laterali.

Turano le commessure interne con papiro; e apprestano un solo timone, che passa attraverso la carena. Per l’albero adoperano l’acacia e per le vele il papiro. Questi battelli non possono risalire il fiume se non domina un forte vento, e vengono tirati da terra. Invece in discesa ecco come vanno. C’è un graticcio costruito di tamarisco, tenuto insieme da una stuoia di canne, e una pietra forata del peso di circa due talenti. La tavola vien gettata, legata a una fune, avanti al battello, che il fiume la porti – alla superficie-, e dietro, con un’altra fune, la pietra.

La tavola sotto l’urto della corrente cammina veloce trascinando la baris, tal nome hanno appunto questi battelli, e la pietra, trascinata dietro e stando sul fondo del fiume, mantiene diritto il corso della navigazione. Gli egiziani hanno una grande quantità di questi battelli, di cui alcuni trasportano molte migliaia di talenti di carico.

Una baris ritrovata era per il 70% praticamente intatta; questa scoperta ha fatto ipotizzare ad Alexander Belov, il cui libro sul relitto, Ship 17: a Baris di Thonis-Heracleion, è stato pubblicato questo mese, che l’architettura nautica del relitto è così vicina alla descrizione di Erodoto che potrebbe essere stata realizzata proprio nel cantiere navale che ha visitato.