Ricami di pietra

L’immagine meravigliosa del post precedente riprendeva un particolare di un luogo sacro di Martina Franca, San Martino che rappresenta il vertice dell’architettura barocca di questa cittadina della Valle d’Itria. Là sopra il portale maggiore campeggia l’altorilievo, opera dello scultore barese Giuseppe Morgese con il contributo dei figli Francesco e Gaetano, eseguito nei primi anni ’40 del 1700 raffigurante l’episodio del Santo ed il povero.

L’arte barocca principia a germogliare già dal XVI secolo e si protrasse fino agli inizi del XIX, quando il barocco esplose a Martina e si cominciarono a costruire le chiese di San Martino e San Domenico. La bellezza di Martina venne affidata ad autentici ricamatori della pietra locale: quella pietra  bianca che ben si presta alla lavorazione e che una volta indurita assume quel particolare colore ambrato rimasto intatto sui fastosi monumenti del centro storico. Finestre e balconi sono i punti di massima concentrazione delle decorazioni, lì dove maestri e scalpellini hanno saputo ereditare dall’esperienza della vicina Lecce, la padronanza del linguaggio artistico scultoreo. 

Nell’ ottima malleabilità della pietra martinese e nelle sfumature color sabbia e dorate del suo bianco si  esprime al meglio la leggiadria della terra pugliese.

Gli artieri, scalpellini e scultori, che nel XVI secolo s’imposero a Martina erano, fra gli altri, Francesco Buonfrate, Giuseppe Antonio e Domenico Bruno, l’ingegnere e scultore barese Giuseppe Morgese e i suoi figli.

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