Bestiario (2)

Già del mondo classico viene così costruito, per l’ immaginario collettivo un copione, con i suoi ruoli, i suoi loci e la sua dinamica, destinato puntualmente a riproporsi drammaticamente nella codificazione cristiana del contrasto tra peccato e redenzione, tra smarrimento e fede. La vittoria di Ercole sui mostri trova il suo corrispettivo nella vittoria del credente sul Maligno.

Il Drago, animale decisamente fuori dal comune, è l’ essere favoloso e grandioso per eccellenza. Esso sintetizza in sé elementi sia positivi che negativi a seconda delle epoche storiche o dei luoghi geografici presi in esame.

Nelle molte storie in cui è presente non figura come il primo attore, ma sicuramente come un comprimario molto importante ed è sempre una figura di grande prestigio ed autorevolezza che nella vista ha il suo punto di forza; infatti questo animale possiede uno sguardo acutissimo e paralizzante. Il termine drago deriva dalla parola greca drákōn, che a sua volta prende origine dal verbo dérkesthai che significa “guardare”, e dalla parola latina drăco (nom.), dracōnen (acc.): entrambi i termini si pongono in relazione con la vista,

Bestia satanica per eccellenza, la scimmia è una caricatura dell’uomo del quale scimmiotta ogni gesto. È la controfigura del diavolo: maligna, ladra, subdola, lussuriosa, ingorda e per di più bugiarda e idolatra. Talvolta la si vede, in alcune raffigurazioni artistiche, attaccata ai piedi della Vergine Maria, a simboleggiare la menzogna su cui ha trionfato la verità.

In ultimo accenno alla sirena, metà donna e metà pesce. In essa il simbolismo medievale ha rappresentato la femminilità fatale e una concezione pessimistica della donna (la sua caducità fisica, la sua fragilità morale), presso molti autori monastici medievali. San Bernardo di Clairvaux così si esprimeva: «La donna è lo strumento di Satana. Questa ti incanta con allettamenti mondani e ti indica la scorciatoia del diavolo… È simile alla sirena marina; bellissima dall’ombelico in su ha l’aspetto di una vergine formosa; dall’ombellico in giù è simile ad un pesce… canta dolcemente… come la sirena inganna i marinai con dolci melodie, così la donna che vive nel mondo, con i suoi inganni trascina alla perdizione …».

L’insaziabilità del desiderio femminile era un luogo comune del Medioevo. Naturale era pertanto l’accostamento della donna alla sirena, una divoratrice di uomini che incuteva paura e repulsione.

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