L’Anthesteria

il

Pompa è termine greco ed è morfologicamente un nomen actionis da πέμπω, mandare, inviare. In Omero (Il., ix, 438) la parola πομπή ha infatti il significato di “scorta”, “accompagnamento” ed è del tutto priva di ogni carattere sacrale. Solo più tardi il suo uso sarà limitato a designare le processioni festive in onore delle divinità e determinati cortei profani.

Nel post precedente ho pubblicato l’immagine di un vaso che raffigura Pompa, la personificazione femminile di una processione, tra Eros e Dioniso.

Pompe, il cui manto accentua solo la sua nudità, regge una ghirlanda e guarda verso Dioniso, seduto e con indosso un diadema. L’Eros alato si aggiusta i sandali come se si preparasse a partire. Il cesto dorato a terra è il tipo usato nelle processioni religiose per portare gli strumenti sacrificali nel luogo del sacrificio. Questa processione deve far parte di una festa ateniese in onore di Dioniso, probabilmente l’Anthesteria, che culminò nel sacro matrimonio del dio con la moglie dell’arconte basileo, un alto funzionario rappresentante gli antichi re ateniesi. Quello del post è uno dei dipinti a vaso più raffinati dell’intera collezione.

La graziosa figura di Pompe riflette le statue a grandezza naturale di Afrodite nel nudo che sono state scolpite sulla scia della prima statua nuda della dea creata da Prassitele nella metà del IV secolo a.C.

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