Notre Dame de Paris: le reliquie salvate

Reliquiosamente

15 aprile 2019. Una scintilla, forse solo una stupida scintilla, si accende all’interno dei uno dei più conosciuti templi del cristianesimo, Notre Dame de Paris. Una scintilla che presto diventa una fiamma che crescendo divampa in un forte incendio che devasta una buona parte della cattedrale. Una cattedrale che non solo è amata dai parigini, dai francesi e dal mondo intero, ma che è anche simbolo di questa meravigliosa città. Il mondo rimane stupefatto, i francesi sono a lutto.

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Triste presagio?

C’è chi, addirittura, parla di un triste presagio, quello della distruzione della Cattedrale parigina.

Ecco lo schema della Flèche di Notre Dame, “la freccia”, distrutta dall’incendio della cattedrale. Per chi non lo sapesse era il parafulmine spirituale di Parigi: il gallo che ne sormontava la cima nascondeva al suo interno tre preziose reliquie. La guglia perduta ha una storia antica e tormentata.

La prima Flèche della cattedrale di Notre Dame fu realizzata sopra l’incrocio del transetto intorno al 1250. Era costituita da un campanile che nel XVII secolo aveva fino a cinque campane. La “Flèche” della cattedrale di Parigi fu abbattuta negli anni della Rivoluzione, tra il 1786 al 1792. Descritta da Victor Hugo in “Notre Dame de Paris” la cattedrale, all’epoca della pubblicazione dell’opera nel 1831, non è che l’ombra della Notre Dame dell’anno 1492, in cui si svolge il romanzo, al culmine della sua bellezza e gloria. Mai manutenuta, esposta alle intemperie, privata di molte delle vetrate medievali, si vide persino abbattere un timpano ovest perchè un ministro di Luigi XV (1710-1774) desiderava poter entrare in cattedrale a cavallo. Nel 1843 Prosper Mérimée, allora Ispettore Generale dei Monumenti Storici, lanciò un vasto programma di restauri della cattedrale, affidati agli architetti neogotici Eugène Emmanuel Viollet le Duc e Lassus. Iniziato nel 1845, il titanico cantiere durerà venti anni. Viollet le Duc decise di edificare una nuova Flèche, la cui struttura fosse indipendente da quella della “foresta” (così i parigini chiamavano l’imponente armatura in legno di alberi abbattuti tra il 1160 e il 1170 del sottotetto), su un edificio ottagonale basato sui quattro pilastri della crociera. Nel 1860, Viollet le Duc commissionò al carpentiere Bellu il lavoro. Il modello è quello della guglia a due piani immaginata ad Orleans nel 1852, che si allontana dalla concezione di quella del tredicesimo secolo e che non è più un campanile. La guglia domina le statue dei dodici apostoli con i simboli dei quattro evangelisti.

Orléans

Viollet le Duc si era a sua volta rappresentato come un San Tommaso con la sua squadra che sembra contemplare il vertice della sua opera. Per realizzare la Flèche, che svettava fino ad un’altezza di 93 metri da terra, furono impiegate 500 tonnellate di legno e 250 tonnellate di piombo.

Il gallo di rame posto in cima guglia conteneva tre reliquie: una delle 70 spine della Sacra Corona di Cristo, una reliquia di Saint Denis e una di Santa Genoveffa. La Flèche costituiva una sorta di “parafulmine spirituale” voluto dal cardinale Jean Verdier, arcivescovo di Parigi, che il 25 ottobre 1935 dispose che all’interno del gallo fossero inserite le tre reliquie. Già nei restauri degli anni ’20 alla guglia erano stati rinvenuti, all’interno del gallo, frammenti e polvere di ossa umane.