Il dolmen di Montalbano. La tavola dei Paladini

VOCI DAI BORGHI

Nei pressi di Pisco Marano, piccola località tra Ostuni e Fasano, le rosse terre di Montalbano aprono il filo dell’orizzonte sulle geometrie di muretti a secco e sulle distese senza fine di ulivi, molti dei quali secolari e intonsi dalla peste rappresentata dalla Xylella.

Qui, a pochi passi dalla Masseria Ottava Piccola, una delizia per i veri ghiottoni, vale la pena concedersi un breve vagabondaggio alla ricerca di un’antica testimonianza, che i vecchi del luogo ritengono essere una porta d’accesso al mondo degli spiriti della Natura, abitato da fate, gnomi e folletti di varia natura. Altri racconti, invece, ricordano l’imperatore Carlo Magno e i suoi paladini alle prese di luculliani banchetti, in seguito alle loro vittoriose battaglie sui miscredenti saraceni. In realtà, questa porta o tavola che sia non appartiene ai mondi fantastici, raccontati da Tolkien e Lewis, tanto meno trovano corrispondenza con la memoria storica sul re dei Franchi…

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Seduzioni d’autore

Fu sedotto Goethe da Agrigento, visione splendida in una goduta primavera del 1787. Lo sguardo a lambire le mura antiche , le colonne ,i frontoni dove il vento ”..macchia e rode l’arenaria e il cuore/ dei telamoni lugubri, riversi /sopra l’erba..”

Millenaria sacralità di queste pietre.

Valle dei Templi e valle dei mandorli . A febbraio una nevicata di fiori bianchi colora le rovine. E’ Agrigento in festa. Appuntamento da non perdere. Quasi si avverte l’eco delle dendroforie , rituali greci , processione di alberi simbolici . Quanta devozione per Demetra, alla quale più di un santuario vi era dedicato !

Sul versante a sud della rupe Atenea una chiesa del VI/VII secolo, costruita sui resti di un tempio pagano.

Demetra e Kore sostituite da San Biagio ,nell’immaginario religioso. Il filo rosso sacro è onnipresente.

Hera Lacinia , Ercole, il tempio di Castore e Polluce fino alle rovine del tempio di Giove Olimpico. Incompiuto, Salvatore Quasimodo ne cantò gli orgogliosi telamoni.

Poco lontano la contrada Kaos. E la casa natale di Pirandello, dove ‘il pino solitario’ conserva ,memore, le ceneri del drammaturgo agrigentino .

Il respiro del sacro non abbandona a se stesso il visitatore. La natura trionfa in questo potente scenario. E la cornice d’ogni stagione celebra le vestigia sopite di antica civiltà . Nell’arida estate o alla fine di un temporale, illuminati dal guizzo di fulmini, arrossati dalla calura o dai tramonti , si ergono sicure. I fasti a ricordare anche gli olivi secolari. Le loro braccia poderose e silenti.