Lo zoo su carta

Cani incoronati e che tirano con l’arco, conigli dietro gli scudi che difendono torri merlate, lepri che cavalcano strani grifoni e,poi, leoni che suonano il violino, uomini-chiocciola che combattono sui tralci di vite, insomma nei bestiari medioevali ce ne è per tutti i gusti.
Si tratta di immagini “marginalia” che ritraggono animaletti dispettosi che pendono sulle grazie delle lettere miniate di saltèri o libri d’ore, siano in realtà eredi di una più antica tradizione di fantasticherie che, già nel XII e XIII secolo, erano apparse a fregiare i portali, i capitelli e i muri delle chiese.
Queste figure grottesche che nella miniaturistica del XII secolo perlopiù abitavano nei tondi e nelle nicchie dei capolettera, nel Duecento e nel Trecento andarono ad affollare anche gli spazi laterali al testo che la scuola dei glossatori aveva aperto sulle pagine dei manoscritti.
A dirla tutta non sempre l’iconografia risulta coerente rispetto al contenuto dell’opera chiosata. Anzi, soprattutto a partire dal XIII secolo, allorché in Francia venne a crearsi una specifica maestranza di decoratori, si ampliò il divario tra il testo e l’immagine, questa assumendo a volte il significato di salace e bizzarro contrappunto alle austerità dello scritto.

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