A San Sperate

Giuseppe Sciola, classe 1942, scultore sardo di fama internazionale morto qualche anno fa ha studiato e viaggiato per l’Europa, ma non si è mai definitivamente staccato dal suo paese natale, San Sperate.

E’ stato un uomo, umile e accogliente, che ha coinvolto l’intera comunità, che, con interventi di street art (oggi se ne possono contare più di 200) ha fatto rivestire i poveri muri di fango rendendo il piccolo centro un interessante polo culturale.

La sua iniziativa ha incentivato, inoltre, la crescita di un’importante leva locale di scultori, pittori, miniaturisti, ceramisti, muralisti e street artists.

Al rientro da Parigi ecco cosa ebbe a dire: ‘ mi rendevo conto che si stava creando un divario culturale con gli amici di sempre così decisi di dipingere le case con la calce bianca, poi la creatività degli artisti fece il resto’.

Nella sua casa-museo era solito accogliere passanti, curiosi e visitatori ed era circondato dalle sue PIETRE SONORE.

Sciola ha insegnato che la pietra ha un’anima sonora, ed è riuscito a liberarla, creando suoni di acqua o di fuoco, di vetro o di metallo.

Oggi lo vogliamo ricordare nel suo terreno che profuma di agrumi circondato da un orizzonte di pietre megalitiche, o meglio, litofoni che potranno suonare solo al soffio del vento, liberando suoni e lasciandoci sognare ancora un po’.

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