L’Oratorio dei Bianchi, nome con il quale è conosciuto l’Oratorio della Nobile, Primaria e Real Compagnia del Santissimo Sacramento, è uno dei più preziosi gioielli del quartiere Kalsa di Palermo.

Nell’anno 1542 la nobile compagnia dei Bianchi aveva chiesto al senato cittadino  di poter edificare la propria sede sopra la quattro-cinquecentesca chiesa di Santa Maria della Vittoria. La richiesta, accolta dal senato, incontrò anche i favori del viceré don Ferrante Gonzaga, principe di Molfetta, egli stesso confratello della compagnia, che con il suo patrocinio era stata prontamente esaudita.
Da allora la storia di questa chiesa finisce con l’identificarsi con la storia stessa della Compagnia.

Oggi questo monumento è completamente visitabile ed è adibito a spazio museale.

Il piano terra, da non perdere, custodisce stucchi di Giacomo Serpotta, provenienti dalla non più esistente chiesa delle Stimmate.

Vengo all’indovinello: qui vi è serbata la storica “Bab-al Futuh” (porta dalla quale, secondo la tradizione, il normanno Roberto il Guiscardo nel 1071 entrò vittorioso in città); questa porta urbica, l’unica dell’antica “AlHalisah” (Kalsa), la quale si conosce l’esatta ubicazione, costituita da un semplice fornice a sesto acuto, è rimasto uno degli ultimi reperti di epoca araba con una datazione certa (956 D.C).

2 risposte a "Una porta di Al Halisah"

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