Splendida Turingia

In Turingia in quanto a castelli non han lesinato.

Ho scelto di occuparmi dello Schloss Altenburg perchè mi affascinò il suo portale dei leoni nel Bachsaal, ovvero l’ingresso splendidamente decorato con ornamenti scultorei. La doppia porta è l’ingresso principale dal castello alla sala.

Lo si può ammirare nel post precedente.

L’ Altenburg Residenzschloss risulta appollaiato su una roccia ed è composto da un insieme di edifici di epoche di stile diverso; attraversando la portineria e il campanile, si ammira, tra le altre cose, le torri medievali, la chiesa del castello gotico e l’edificio del palazzo barocco in un panorama a 360 gradi. 
Del castello sono visitabili le camere ducali e le sale da ballo. Nelle ali si trovano collezioni di armi, arte sacra, la collezione di porcellane Lindenau e una collezione di orologi. 
Un tesoro di storia culturale è la chiesa del castello all’organo della quale suonava Bach.

Nel luogo sacro venne sepolta Margherita d’Austria, madre dei principi Ernst e Albrecht; la si trova di fronte alla scalinata dell’altare. 

Grazie a Claudio ne so di più.

Su tutto desidero attardarmi sul Museo delle carte da gioco, Dovete sapere che in Germania e Slesia era diffuso lo Skat che nacque intorno al 1810 ad Altenburg, nell’attuale Stato Federale di Turingia. Il gioco era basato su una variante del gioco a tre carte dei Tarocchi, e sul gioco a quattro giocatori.

  Sebbene la conduttrice parli in tedesco ho scelto questo video sugli altri perchè è più completo. Buona visione!


Nella notte…

Stamattina ho deciso di sperimentare le polpette di melenzane; inoltre desidero lavorare ad una poesia che mi è molto piaciuta..intanto..intanto..

Chi abita tra campagna e montagna come me non leggerà novità: stanotte ho sentito ancora una volta il richiamo del gufo.

Splendido: amo i richiami nella notte! E voi???

Mio marito, avendo trascorso qui le estati da bambino, lo ha identificato. Diverso è il richiamo della civetta che, sebbene fosse il simbolo della Dea Minerva, qui è ritenuto di malaugurio!

Un pò scettica sulla lapidaria ‘sentenza’ di mio marito mi son messa a cercare.

Questo è quanto ho trovato e che somiglia al verso udito.

Botticelli ospite illustre a Palazzo Zevallos Stigliano

AppuntArti

Fino al 29 settembre 2019, Palazzo Zevallos Stigliano, sede napoletana delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, ospita la mostra “Botticelli, Compianto sul Cristo morto” organizzata nell’ambito della fortunata rassegna “L’Ospite illustre”.

Botticelli_sala

La mostra, che si snoda lungo il piano terra del palazzo, è stata inaugurata lo scorso 22 giugno ed è frutto della collaborazione tra Intesa Sanpaolo e il Museo Poldi Pezzoli di Milano che ha concesso in prestito l’opera.

Il Compianto sul Cristo morto è una tempera grassa su tavola dipinta da Sandro Botticelli intorno al 1501-1505. Si tratta quindi di un’opera tarda del pittore fiorentino che in questo periodo si allontana dallo stile e dai temi della sua produzione precedente per dedicarsi ai temi sacri. Il dipinto, identificato nel 1568 da Giorgio Vasari su un altare nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Firenze, è stato acquistato nel 1879 da Gian Giacomo Poldi Pezzoli

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Una Francia poco nota

Questo magnifico strumento e tanto altro conserva il castello di Val, uno dei monumenti storici meglio conservati e notevoli dell’Alta Alvernia.  Circondato dalle rive del bacino di Bort-les-Orgues, nel Cantal, nel comune di Lanobre, il castello di Val è un bellissimo edificio medievale del XIV e XV secolo, composto da sei torrette decorate da piombatoie.

La dimora gode di un ambiente ideale, mescolando tranquillità e dinamismo grazie al serbatoio d’acqua che lo circonda.

Il castello venne costruito su uno scoglio di oltre 30 metri ed assistette alla modifica del suo ambiente a seguito del sequestro della valle che sovrastava. 

Che dite, non è in una posizione suggestiva?

L’ austera dimora un tempo affacciava sulla valle dell’Alta Dordogna, prima della costruzione della diga nel 1952; oggi la maestosa fortezza di Val è una delle strutture più romantiche con la sua penisola circondata dalle tranquille acque del lago e da un paesaggio verdeggiante.

Tra i ‘dettagli’ che vanta c’è la cappella gotica dedicata a San Biagio, la scalinata, i bellissimi camini in stile rinascimentali, il cammino di ronda e il suo splendido panorama sui dintorni.

Come si nota dalla foto l’ imponente fortezza è fiancheggiata da sei torri coronate di merli e sormontato da tetti pepe-pot, che regalano originali colori cangianti.

MOSTRE / Viterbo, tessere la speranza: il culto della Madonna vestita nella Tuscia rivive attraverso preziosi corredi antichi

Storie & ArcheoStorie

VITERBO, 28 agosto 2019 – Il gesto ripetitivo della tessitura è spesso considerato metafora della preghiera, da secoli nel viterbese dove molto presente è il culto della Madonna vestita, la devozione si manifesta anche nella cura e nel dono dell’abito al simulacro vestito. La mostraTessere la speranza. Il culto della Madonna vestita nella Tuscia”, aperta dal 31 agosto al 26 ottobre 2019 al Monastero di Santa Rosa di Viterbo, consente di ammirare preziosi corredi settecenteschi e ottocenteschi (abiti, corpetti, scarpine …) e narra la riscoperta e i complessi restauri di Madonne e abiti dimenticati e abbandonati. 

La mostra intende concludere la serie di esposizioni di “Tessere la Speranza”, nata da un’idea dell’allora soprintendente Alfonsina Russo, e iniziata a Roma con una prima mostra tenutasi a Palazzo Patrizi Clementi nel 2016 e poi proseguita in più sedi, giungendo sino a Lisbona. Le diverse esposizioni hanno declinato il tema…

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La caccia e i cavalli

Oggi il Re ha ammazzato 19 cinghiali, 5 capri, ed una volpe”, scrisse il 20 dicembre del 1757 Luigi Vanvitelli al fratello Urbano.

Vanvitelli nel 1753 dovette intervenire laddove l’architetto militare aveva fallito.  Giovanni Domenico Piana, originario di Ponna nel Ducato di Milano, aveva demolito l’ edificazione settecentesca realizzata sui resti di un antico villaggio, probabilmente medievale, per edificarne una ex novo.

Ma dove siamo di preciso?

Tra Eboli e Campagna, lungo le sponde del fiume Sele.

Là si colloca Persano, area di caccia dei Borboni ricca di selvaggina e natura. Nel 1752 re Carlo fece costruire una splendida casina, rimaneggiata da Vanvitelli secondo lo stile della nobile dinastia reale, dalla venerabile tenuta di Carditello, a San Leucio, al Fusaro di Maddaloni, tutti territori ove i reali svolgevano le loro lodevoli attività, come le seterie di San Leucio, la Fagianeria a Caiazzo, la pesca al Fusaro e gli allevamenti di razze equine pregiate a Persano.

I paesaggi naturali e le atmosfere di questi luoghi stregarono Carlo III ed i suoi successori. Sullo sfondo i grandi boschi di pianura, a ridosso dei fiumi, dove il brigante Gaetano Tranchella diede per anni filo da torcere ai piemontesi. Fu l’ultimo di una serie.

Più all’interno, nella Casina di Caccia e nelle caserme, ecco la vita con le languide baronessine, le mogli e le figlie dei comandanti del presidio militare. E poi le consorti dei guardiacaccia e gli stallieri. Molte di loro erano scelte fra le più belle delle figlie dei contadini per via del “posto” sicuro dei mariti. Questi ultimi erano quelli che allevavano, per l’Esercito, ma anche per i grandi concorsi ippici, il cavallo di razza Persano, ottenuto dall’incrocio alternato di cavalli arabi con cavalli inglesi. “Persano” erano i cavalli montati dal Savoia cavalleria, nel 1942, durante l’ultima eroica carica di Isbusenskij. Un Persano era Pagoro, che saltò i 2 metri e 47 cm alle Olimpiadi Helsinki con in sella il capitano Raimondo D’Inzeo.