Un punto piccoletto,
superbo e iracondo,
“Dopo di me” gridava
“verrà la fine del mondo!”.

Le parole protestarono:
“Ma che grilli ha pel capo?
Si crede un Punto-e-basta,
e non è che un Punto-e-a-capo”

Tutto solo a mezza pagina
lo piantarono in asso
e il mondo continuò
una riga più in basso.

GRAZIE CLAUDIO

6 risposte a "Rodari forever"

  1. Qui mi trovi preparata, e quindi – brutalmente – contribuisco.

    Decalogo della punteggiatura*

    1. Io sono la punteggiatura, prezioso strumento tuo. Non avrai altro segno all’infuori di me per orientare il tuo testo di lettere e di parole così che possa comunicare in modo chiaro le sue informazioni… o che possa esprimere tutto il suo potenziale di bellezza…
    2. Non pronunciare invano il nome della pausa che è foriera di indicazioni fuorvianti sulla punteggiatura. I punti e le virgole (e tanto più le virgolette o l’asterisco) sono strumenti dello scritto che non c’entrano niente col parlato e le pause della respirazione; e invece condizionano i significati, orientando il testo logicamente e sintatticamente…
    3. Ricordati di santificare il punto e virgola: inseriscilo nei giusti contesti…; e colleziona tutti gli esempi che puoi – scovandoli in giornali e libri – per dimostrare a chi lo dà per spacciato che non solo non è morto ma che potrebbe godere di ottima salute…
    4. Onora il padre punto (che serve a chiudere il periodo segnalando un cambio d’argomento) e la madre virgola (che serve a legare tra loro frasi prive di congiunzioni, a separare i nomi negli elenchi, a creare incisi), senza i quali nessuna famiglia interpuntiva sarebbe stata mai possibile.
    5. Non uccidere il senso di un inciso dimenticando di chiuderlo e ricorda sempre che se apri una parentesi (ma lo stesso vale per le incidentali tracciate con la virgola o con la lineetta), poi la devi chiudere.
    6. Non commettere atti sintatticamente impuri ­– ma certe eccezioni d’autore sono accettabili perfino qui – separando con una virgola il soggetto dal suo predicato, il predicato dal suo complemento oggetto e il verbo essere dalla parte nominale.
    7. Non rubare agli altri segni il loro ruolo. Lascia che il punto svolga la sua funzione (la conosci già dal punto 4) e non usarlo mai al posto della virgola o di altri segni (a meno che tu non voglia imprimere un ritmo serrato al tuo testo per ragioni espressive), a tutto vantaggio della comprensione complessiva di ciò che hai scritto.
    8. Non pronunciare falsa testimonianza sull’importanza della punteggiatura (per troppo tempo considerata un elemento marginale della lingua) e ricorda che ­– come ha scritto Isaak Babel’ – «Non c’è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al posto giusto».
    9. Non desiderare i punti degli altri (come quello esclamativo e quello interrogativo capovolti dello spagnolo all’inizio di frasi esclamative e interrogative), e fidati di quelli italiani. Ricordati però di usarli tutti, ognuno per quello che serve e vedrai che non sentirai l’esigenza di altro.
    10. Non desiderare la dogmaticità dell’altro decalogo [le Dieci Tavole della legge ricevute da Mosè]. Anche quello, del resto, prevede il libero arbitrio. Nel caso del nostro, tuttavia, se decidi consapevolmente di disattenderne le prescrizioni (magari per ragioni espressive in un contesto informale o letterario), non sarai costretto a nessun atto di dolore. Non esiste inferno nel paradiso della consapevolezza linguistica.

    *Francesca Serafini, Questo è il punto (Laterza)

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