Merletti di marmo

Morì nel 1621 a 22 anni di parto, Maria Barberini Duglioli, nipote di papa Urbano VIII° .

Il busto adornò il suo monumento funebre e venne commissionato a Giuliano Finelli  dai ricchi coniugi Barberini originari di Barberino Val D’Elsa di cui si vede bellissima l’effige: una gigantesca ape scolpita magnificamente sul petto come fosse la decorazione in rilievo di una spilla. L’ape era stata presa ad effige in sostituzione dell’originario simbolo: il tafano. Il casato Tafani infatti mutò il nome in quello del paese, appunto “Barberini”, dopo aver acquistato grande agiatezza.

Fatte queste digressioni torniamo all’artista, Giuliano Finelli proveniente da una famiglia di marmisti.

L’artista carrarese, come si nota, si concentra sulla maniacale descrizione delle vesti, come se lo sfoggio delle apprezzabili possibilità economiche della famiglia potessero supplire a quella che fu una carenza di affetto della dea bendata nella vita della giovane.

Busto del Cardinale di Montalto

Come si evince anche da quest’altra opera, Finelli si esalta nello scolpire i dettagli più minuscoli, ma soprattutto, riesce a distaccare le decorazioni dal corpo marmoreo principale, a descrivere collane dai chicchi rotondi che sembrano toccare appena la pelle, a coronare le vesti con bottoni in marmo che completamente decorati, sfidano le leggi della fisica tanto sono minuscoli e tondamente in rilievo.

Lo si paragona al coevo Bernini , ma con una eccezione notevole: Finelli si concentrava sui dettagli, il valente scultore partenopeo sulla componente emotiva e sulla forza psicologica.

Una volta a Napoli divenne ‘competitor’ di Cosimo Fanzago. Nella città in vista del Vesuvio il Finelli lasciò tredici statue nella Cattedrale: esse narrano oggi a noi la sua perizia.