MOSTRE / Viterbo, tessere la speranza: il culto della Madonna vestita nella Tuscia rivive attraverso preziosi corredi antichi

Storie & ArcheoStorie

VITERBO, 28 agosto 2019 – Il gesto ripetitivo della tessitura è spesso considerato metafora della preghiera, da secoli nel viterbese dove molto presente è il culto della Madonna vestita, la devozione si manifesta anche nella cura e nel dono dell’abito al simulacro vestito. La mostraTessere la speranza. Il culto della Madonna vestita nella Tuscia”, aperta dal 31 agosto al 26 ottobre 2019 al Monastero di Santa Rosa di Viterbo, consente di ammirare preziosi corredi settecenteschi e ottocenteschi (abiti, corpetti, scarpine …) e narra la riscoperta e i complessi restauri di Madonne e abiti dimenticati e abbandonati. 

La mostra intende concludere la serie di esposizioni di “Tessere la Speranza”, nata da un’idea dell’allora soprintendente Alfonsina Russo, e iniziata a Roma con una prima mostra tenutasi a Palazzo Patrizi Clementi nel 2016 e poi proseguita in più sedi, giungendo sino a Lisbona. Le diverse esposizioni hanno declinato il tema…

View original post 445 altre parole

La caccia e i cavalli

Oggi il Re ha ammazzato 19 cinghiali, 5 capri, ed una volpe”, scrisse il 20 dicembre del 1757 Luigi Vanvitelli al fratello Urbano.

Vanvitelli nel 1753 dovette intervenire laddove l’architetto militare aveva fallito.  Giovanni Domenico Piana, originario di Ponna nel Ducato di Milano, aveva demolito l’ edificazione settecentesca realizzata sui resti di un antico villaggio, probabilmente medievale, per edificarne una ex novo.

Ma dove siamo di preciso?

Tra Eboli e Campagna, lungo le sponde del fiume Sele.

Là si colloca Persano, area di caccia dei Borboni ricca di selvaggina e natura. Nel 1752 re Carlo fece costruire una splendida casina, rimaneggiata da Vanvitelli secondo lo stile della nobile dinastia reale, dalla venerabile tenuta di Carditello, a San Leucio, al Fusaro di Maddaloni, tutti territori ove i reali svolgevano le loro lodevoli attività, come le seterie di San Leucio, la Fagianeria a Caiazzo, la pesca al Fusaro e gli allevamenti di razze equine pregiate a Persano.

I paesaggi naturali e le atmosfere di questi luoghi stregarono Carlo III ed i suoi successori. Sullo sfondo i grandi boschi di pianura, a ridosso dei fiumi, dove il brigante Gaetano Tranchella diede per anni filo da torcere ai piemontesi. Fu l’ultimo di una serie.

Più all’interno, nella Casina di Caccia e nelle caserme, ecco la vita con le languide baronessine, le mogli e le figlie dei comandanti del presidio militare. E poi le consorti dei guardiacaccia e gli stallieri. Molte di loro erano scelte fra le più belle delle figlie dei contadini per via del “posto” sicuro dei mariti. Questi ultimi erano quelli che allevavano, per l’Esercito, ma anche per i grandi concorsi ippici, il cavallo di razza Persano, ottenuto dall’incrocio alternato di cavalli arabi con cavalli inglesi. “Persano” erano i cavalli montati dal Savoia cavalleria, nel 1942, durante l’ultima eroica carica di Isbusenskij. Un Persano era Pagoro, che saltò i 2 metri e 47 cm alle Olimpiadi Helsinki con in sella il capitano Raimondo D’Inzeo.