La caccia e i cavalli

Oggi il Re ha ammazzato 19 cinghiali, 5 capri, ed una volpe”, scrisse il 20 dicembre del 1757 Luigi Vanvitelli al fratello Urbano.

Vanvitelli nel 1753 dovette intervenire laddove l’architetto militare aveva fallito.  Giovanni Domenico Piana, originario di Ponna nel Ducato di Milano, aveva demolito l’ edificazione settecentesca realizzata sui resti di un antico villaggio, probabilmente medievale, per edificarne una ex novo.

Ma dove siamo di preciso?

Tra Eboli e Campagna, lungo le sponde del fiume Sele.

Là si colloca Persano, area di caccia dei Borboni ricca di selvaggina e natura. Nel 1752 re Carlo fece costruire una splendida casina, rimaneggiata da Vanvitelli secondo lo stile della nobile dinastia reale, dalla venerabile tenuta di Carditello, a San Leucio, al Fusaro di Maddaloni, tutti territori ove i reali svolgevano le loro lodevoli attività, come le seterie di San Leucio, la Fagianeria a Caiazzo, la pesca al Fusaro e gli allevamenti di razze equine pregiate a Persano.

I paesaggi naturali e le atmosfere di questi luoghi stregarono Carlo III ed i suoi successori. Sullo sfondo i grandi boschi di pianura, a ridosso dei fiumi, dove il brigante Gaetano Tranchella diede per anni filo da torcere ai piemontesi. Fu l’ultimo di una serie.

Più all’interno, nella Casina di Caccia e nelle caserme, ecco la vita con le languide baronessine, le mogli e le figlie dei comandanti del presidio militare. E poi le consorti dei guardiacaccia e gli stallieri. Molte di loro erano scelte fra le più belle delle figlie dei contadini per via del “posto” sicuro dei mariti. Questi ultimi erano quelli che allevavano, per l’Esercito, ma anche per i grandi concorsi ippici, il cavallo di razza Persano, ottenuto dall’incrocio alternato di cavalli arabi con cavalli inglesi. “Persano” erano i cavalli montati dal Savoia cavalleria, nel 1942, durante l’ultima eroica carica di Isbusenskij. Un Persano era Pagoro, che saltò i 2 metri e 47 cm alle Olimpiadi Helsinki con in sella il capitano Raimondo D’Inzeo.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Minestrella ha detto:

    Ti leggo da qualche giorno ed è era tutto interessante anche in altri post (anche perché frequento spesso i tuoi luoghi, anche se solo durante vacanze e feste comandate), ma questo mi sta particolarmente a cuore perché mio padre me la indicava sempre dal finestrino quando ci passavamo per tante gite in Cilento 🙂
    Non sapevo facesse parte dei percorsi FAI, bella scoperta! 🙂

    1. marzia ha detto:

      Dentro è vuota..mi han mostrato la cappella reale dove il Re dal suo palco assisteva alla Messa e riceveva la Comunione tramite una carrucola.
      Dicono che la cagna in pietra avesse gli occhi di pietra dura..
      Ma i tuoi son di qua?

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