Gli scacchi militari del Mezzogiorno normanno

Aggiorno stasera perchè domani ho una visita medica.

Storia Militare Medievale

La collezione di scacchi erroneamente detta di “Carlo Magno”, conservata presso il Cabinet des Mèdailles della Biblioteca Nazionale di Francia, è costituita da numerosi pezzi fabbricati in avorio d’elefante mirabilmente intagliati a rappresentare figure di combattenti a piedi e a cavallo. Le recenti ricerche hanno stabilito che detti pezzi hanno poco a che fare con la Francia e con Carlo Magno, ma sono stati realizzati in Italia meridionale nell’XI secolo. Prova ne è l’armamento dei guerrieri, che rivela influenze bizantine, arabe e normanne. Si tratta quindi di una produzione sviluppata in un ambiente che vedeva a quel tempo la copresenza delle tre etnie, in una fase di amalgama delle diverse culture anche dal punto di vista degli equipaggiamenti e delle armi.

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Figli di un dio minore (2)

Avrei voluyo inserire una mia foto, ma fatico a trovarla.

Questo scatto ritrae altri due leoni; stavolta siamo a Bellosguardo (Sa) e ‘a guardia’ del locale Convento di Santa Maria delle Grazie.

Introduzione alla chiacchierata su un altro magnifico artefice locale poco noto, Francesco da Sicignano .

Alla seconda metà del ‘400 queste opere di uno tra i più validi scultori cilentani.

Gravitante nell’orbita dei Principi Sanseverino , Francesco da Sicignano  ne godette i favori. Da essi riceverà molte committenze fino ai primi anni del ‘500.

Successivamente  si sposta da Teggiano, feudo dei Sanseverino, e in altri possedimenti della potentissima famiglia.

La classe dirigente locale dovette sentirsi stimolata a servirsi di un artista di fama e gli commissionò diverse opere.

Francesco da Sicignano, anteriore al Colombo di parecchio, ha firmato i capitelli che ornano la chiesa madre di S. Angelo a Fasanella, il bel tabernacolo che sovrasta l’altare di San Michele e l’acquasantiera.

In particolare i capitelli della matrice di San’Angelo a Fasanella meritano attenzione .

Frutto della capacità tecnica ed artistica di Francesco , essi testimoniano l’esistenza di validi scalpellini , maestri locali con una tradizione che affonda le radici nel ‘400.

La pietra impiegata è la stessa del tabernacolo che si trova nell’angolo della parete, in fondo alla navata destra. Quattro colonne lo arricchiscono, eleganti, e su di esse spiccano racemi di frutta e fiori, serti che alleggeriscono il tutto.

Dello stesso Francesco da Sicignano pare sia il portale della stessa chiesa e ,forse , la porta lignea che chiude la facciata : su di essa si legge la data 1517.