Quelle donne…

Marie Duplessis, ritratta da Camille Roqueplan , pittore romantico francese di paesaggi, generi e scene storiche.

Cosa hanno in comune Wallis Simpson, Artemisia Gentileschi, Cleopatra, Camille Claudel e Marie Duplessis ??

Ve lo racconto io che, in virtù del fatto che ho un problema agli occhi, sto ascoltando molte puntate de ‘La storia in giallo’ e ‘Le scandalose’.

Sono, per usare una parole moderna, donne fuori dal comune, in alcuni casi addirittura arrampicatrici sociali.

Non ci credete? Ascoltatevi questo…

Lasciate che mi soffermi su una di loro: la scultrice maledetta ovvero Camille Claudel.

E’ facile capire che sia stata sorella del ben più celebre  scrittore e diplomatico Paul Claudel.

Meno facile è conoscere la sua vita turbolenta, volendo usare un eufemismo.

Nel 1883 Rodin accettò di tenere un corso per conto dello scultore Alfred Boucher che doveva assentarsi; al corso incontrò la diciottenne Camille Claudel. I due intrecciarono una relazione appassionata ma tempestosa, che finì per influenzarli entrambi sotto il profilo artistico. 

Rodin non espone, ma preferisce mostrare le opere nel suo atelier. ‘Il bacio’ è un’opera esposta . Molti si son chiesti: chi abbia fatto da modella allo scultore. presso il Museo dell’Orangerie di Parigi. Rodin non espone, ma preferisce mostrare le opere nel suo atelier. ‘Il bacio’ è un’opera esposta . Molti si son chiesti: chi ha fatto da modella allo scultore.

E’ facile dedurre che sia stata Camille Claudel, allieva di Rodin.

Dopo due anni sotto la direzione di Rodin, Camille modellava perfettamente il corpo umano soprattutto mani e piedi, divenne perciò una degli assistenti di Rodin, preparando argilla, gesso e armature o modellando mani e piedi dei soggetti scultorei.

Non ebbe vita facile anche per via della storia d’amore e di odio. Inoltre Camille conobbe la malattia mentale, la torsione in se stessa – come nella statua dell’immagine e l’internamento in manicomio.

Di suo pugno lasciò scritto nel 1930: (…) sono 17 anni che Rodin e i mercanti di oggetti d’arte mi hanno spedita a far penitenza nei manicomi. Dopo essersi impossessati dell’opera di tutta la mia vita…
Il mio povero atelier, qualche povero mobile, qualche utensile che mi ero forgiata io stessa, la mia povera piccola casa eccitavano ancora la loro cupidigia! – L’immaginazione, il sentimento, il nuovo, l’imprevisto che nasce da uno spirito evoluto, tutto questo era loro precluso, a quelle teste murate, a quei cervelli ottusi, eternamente chiusi alla luce, per cui avevano bisogno che qualcuno gliela donasse. E lo ammettevano: “Ci serviamo di una pazza per trovare i nostri soggetti”.
C’è forse qualcuno che nutre almeno un po’ di riconoscenza per chi lo ha nutrito, che sa dare qualche risarcimento a colei che hanno depredata del suo genio? No! Un manicomio!
È lo sfruttamento della donna, l’annientamento dell’artista a cui si vuol fare sudare sangue…

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Davvero un bell’articolo. Complimenti.

    1. marzia ha detto:

      Grazie.
      Presto vorrei crearne un altro.

  2. olgited ha detto:

    Bell’articolo Marzia,non conoscevo questa vicenda!

    1. marzia ha detto:

      Carissima, grazie.
      Ti confido una cosa: sto mandando le messe a disposizione su Venezia per insegnare Inglese.Mio figlio ( dice che parecchi insegnanti son andati via) in Friuli a Pordenone.
      Fosse la volta che ci conosciamo?
      🙂
      🙂

  3. newwhitebear ha detto:

    Che Camille Claudel fosse la sorella del più celebre Paul Claudel., suo fratello, ammetto la mia profonda ignoranza. Lo ignoravo totsalmente prima di leggere questo post.
    La povera Camille più che arrampicatrice sociale è stata la vittima di un sistema maschilista.

    1. marzia ha detto:

      Bravo!
      Ho diverse opzioni…potrei parlare della Montespan o Isadora Duncan..
      🙂

      1. newwhitebear ha detto:

        Montespan. Non la conosco e così fan due

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