Quel diavolo di Imma

Vanessa Scalera/Imma è brava. E su questo non ci piove. Il figlio talentuoso di Nunzio Gallo pure.

Le jeux sont faits  se ci aggiungiamo l’ ottima interpretazione di Dora Romano  ( l’abbiamo vista nei panni della maestra in “L’amica geniale”, ma ha fatto molto altro, ndr ) nei panni della linguacciuta suocera della Tataranni.

Chi ha visto la prima puntata fino in fondo di ‘Imma Tataranni – Sostituto procuratore‘ ha assistito ad una fiction nuova, dal retrogusto un pò splatter, ambientata in una città che amo, Matera, e in luoghi che ho visitato: Metaponto.

Detto tra noi ho gradito l’ omaggio all’archeologia che si è tradotto in una lunga scena su un luogo presso la sponda destra del fiume Bradano. Parlo delle Tavole Palatine,  i resti di un tempio dorico dedicato alla divinità greca Hera.

La presenza dei begli occhi di Cesare Bocci, alias Mimì Augello, l’ha gradita il pubblico femminile di certo. Non è mia intenzione rovinare ( ‘spoilerare’ non mi piace: rimango una fedele cultrice del mio idioma) la visione a chi non ha potuto godersi la puntata, ma su Bocci avrete una sorpresa in quanto al personaggio.

Lei, Imma Sostituto procuratore, è vestita in modo opinabile, ma è strepitosa. Ma da dove nascono storia e personaggi?

Dalla penna e della creatività della materana Mariolina Venezia, autrice e sceneggiatrice quanto giovane tanto promettente: ha vinto nel 2007 il Campiello e ha lavorato per altre fiction di effetto!

Non vi fidate? Guardatevi la prossima puntata, allora!

Dalla satira al costume

E’ quanto meno originale che una moda letteraria, uno stile di arredamento ( in genere, il periodo storico della Germania corrispondente agli anni 1815-48 ) prenda il nome di un personaggio inventato, un poeta involontariamente comico chiamato Gottlieb Biedermaier che negli anni Cinquanta dell’Ottocento fu un ‘collaboratore’ del giornale satirico di Monaco Fliegende Blätter (‘fogli volanti’) .

Guarda, cammina il signor Biedermeier e sua moglie, il figlio per un braccio; il suo passo è delicato come sulle uova,il suo motto: né freddo né caldo.

A dirla tutta inizialmente si iniziò ad applicare il termine alle arti visive in una connotazione dispregiativa, che implicava sentimentalismo e provincialismo.

Ma dagli inizi del 1900 in poi il termine connotò uno stile che coniugava comfort, artigianalità al fascino non ostentato.

Faccio un passo indietro.

Sappiamo che il Congresso di Vienna nel 1815 tracciò la fine di un lungo periodo di guerre, Dopo gli sconvolgimenti dell’età napoleonica, finalmente si potè godere di un periodo di tranquillità in cui le persone preferirono uno stile di vita più semplice che quello condotto fino a quel momento.

E’ proprio in quel periodo e per questo motivo che nascono le prime decorazioni Biedermeier, che le donne creavano per rendere più accogliente la propria casa con composizioni da appendere ai muri, decorare cappelli e borse e per fare regali per compleanni, Natale, Pasqua, matrimoni ed altre occasioni, poiché per la loro importanza e preziosità erano considerati un augurio di prosperità, ricchezza e fortuna.

I materiali più usati erano la canutiglia (filo oro o argento lavorato a spirale), le perle, le spezie, le bacche di vario genere e i fiorellini di seta.

EVENTI / Gubbio, al via il Festival del Medioevo: protagonista la Donna

Storie & ArcheoStorie

GUBBIO, 22 settembre 2019 – Tutto pronto a Gubbio (PG) per la V Edizione delFestival del Medioevo, la manifestazione dedicata alla storia medievale più importante e seguita d’Italia. Il tema dell’edizione di quest’anno, che si svolgerà dal 25 al 29 settembre, è  “Donne. L’altro volto della Storia”: un percorso intorno alla condizione femminile, alla radice dei pregiudizi e degli stereotipi. A inaugurare il Festival sarà una lezione di Maria Giuseppina Muzzarelli, ordinaria di Storia Medievale dell’Università di Bologna. Seguiranno cinque giorni di incontri e dibattiti per dar vita a un lungo racconto tra l’arte e la letteratura, la politica e la filosofia [SCARICA IL PROGRAMMA QUI]. Protagonisti dell’evento saranno più di cento storici, saggisti, scrittori, scienziati, architetti e giornalisti (tra gli ospiti regolari anche la nostra Elena Percivaldi,  medievista divulgatrice e scrittrice e direttore di Storie & Archeostorie, che collabora anche con…

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La scandalosa Cristina

Lui ha indovinato il nome del filosofo e gli dedico il post.

“La conoscenza è spesso al di là delle nostre forze e per questo non resta che la nostra volontà di cui possiamo assolutamente disporre. Mi resta da provare che è dal buon uso del libero arbitrio che viene la più grande e solida felicità’ della vita… Ometto tante altre cose, immaginando come Vostra Maestà sia impegnata negli affaires che si incontrano nella direzione di un grande regno…”. 20 novembre 1647.

Chi scrive è Cartesio,  uno dei fondatori del pensiero filosofico moderno.

La Maestà alla quale è rivolta la missiva è la  legnosa come un soldato e matronale da anziana Cristina di Svezia, una donna cui ripugnava il matrimonio e, visti i tempi, temendo le reazioni e le vendette dei protestanti lasciò subito la Svezia per trascorrere il resto della sua esistenza in vari Paesi d’Europa stabilendosi poi definitivamente a Roma dove si occupò di opere caritatevoli, di arte, musica e teatro in un movimento culturale che, dopo la sua morte, portò alla fondazione dell’Accademia dell’Arcadia nel 1690.

Cristina aveva invitato il recalcitrante filosofo a corte. I due erano uniti dalla filosofia e lei lo volle con prepotenza presso di sè dove pullulavano scienziati luterani da cui sarebbe stato certo contestato.

Lungi dall’avere un volto bello e ieratico come nel film con Greta Garbo del 1933, Cristina aveva in comune con l’attrice la nazionalità e i gusti sessuali.

La sua figura migliore è vestita da amazzone e, giunta a Roma, disdegna la carrozza disegnata per lei da Bernini e si presenta dal Papa seduta a cavallo con una gonna pantalone che sorprende e, forse, scandalizza.

Solo a Roma, forse, incontra il vero amore in un uomo, il cardinale Decio Azzolino, in una relazione passionale e duratura tanto da scrivergli: “Voglio vivere e morire schiava vostra”. L’ Europa fissava affascinata quella Regina ventenne, che si vestiva da uomo, detestava il matrimonio, cavalcava fino allo sfinimento, praticava le esercitazioni militari.

Il resto lo ascolterete con comodo qua.

Il viccio

Il Viccio è un pane Cilentano che serviva per testare la temperatura del forno, poco prima d’infornare il pane classico e subito dopo la pizza…

Mi son arrivate ( stavo ascoltando la processione del santo patrono) fette di questo pane caldissime con lardo, fette di pizza.

Son prove della esistenza di Dio!