Unguento unguento, mandame alla noce di Benvento

La storia del noce di Benevento la potete leggere qua.

Luisa Muraro la approcciai del tutto casualmente: frequentavo il gruppo di lettura a Pastena (Sa).

In quegli anni ,in un soprassalto di ingenuità, credetti che nella mia città esistesse un serio Gruppo di Lettura.

Così tanto brigai che lo trovai e iniziai a partecipare.

Il suddetto lo scoprii “femminista” con gusto subliminale d’antan; loro decisero in maniera spiccia di intraprendere la lettura “streghesca”.

Erano femministe e le contestai quasi subito. Innanzitutto perchè ritengo quella fase conclusa e,poi, perchè alla ricerca di testimonianze non seppero avvalersi di una che aveva vissuto la giovinezza negli anni ’70.

La Muraro ha redatto una caccia alle streghe interpretata dalle sue vittime che furono parecchie tra il XIV e il XVII secolo.

Processate per stregoneria dall’Inquisizione, le loro deposizioni riportavano un’immagine ricorrente: quella della “Signora del Gioco”. L’intento del saggio è di commentare e interpretare le fonti processuali del periodo in cui vigevano provvedimenti repressivi estremi contro la stregoneria, ma c’è anche la volontà di indagare e di restituire la sua componente misteriosa e inconscia. Ciò che si riconosce oggi come proiezione inconscia di un’epoca in cui molto ha fatto la tradizione popolare, era allora per i giudici fatto reale su cui le donne erano chiamate a deporre. 

A cavallo della scopa

Quando scrivo di streghe la mente va a Benevento.

Conoscete la storia del noce, vero??

Il disegno del post precedente arricchisce un manoscritto francese del XV secolo. Da alcuni studiosi è definito la più antica rappresentazione conosciuta di una strega che vola con un manico di scopa.

Il poema è corposo: ben 24.000 righe di Martin le Franc sulla moralità delle donne, “Le Champion des Dames” . Ma di tutto questo ben di Dio solo 800 righe son dedicate a donne eretiche e streghe. Qui le streghe sono identificate come “valdesi”, membri di una setta protoprotestante che era stata dichiarata eretica nel XIII secolo e dal tardo Medioevo era abitualmente legata alla stregoneria e alla magia nera dai suoi critici e dalla Chiesa.

La maggior parte del testo – dedicato a Filippo “il Buono”, duca di Borgogna – è votato alle buone azioni e al nobile comportamento delle donne esemplari nel corso della storia.

Monaldi, via al centro clinico NeMo

Il cambiamento mi è sempre piaciuto.

Ricomincio con una notizia positiva. In un ospedale napoletano sarà operativo nel 2020 il NeuroMuscular Omnicentre, un reparto innovativo e per specializzato sulla Sla.

La gestione sarà Fondazione Serena Onlus.

Il centro occuperà un’area di circa 1100 metri quadrati, con 26 posti letto di cui 3 in day hospital e vedrà il paziente, affetto da malattie neuromuscolari, e la sua famiglia al centro di un percorso di presa in carico: dal momento del ricovero fino al suo rientro a casa.

Per approfondimenti rimando qui

“La gente dalla testa nera”

Ringrazio ‘ab imo pectore’ per questo post la mia amica Faminore la cui dedizione alla linguistica è encomiabile.

La lingua dei Sumeri

Descrivere in modo coerente la grammatica della lingua sumerica non è impresa da pigliare a gabbo, per dirla con Dante.

Si tratta di una tradizione linguistica che, rispetto al presente, ha il più lungo iato cronologico a tutt’oggi noto tra le lingue tramandate storicamente (ancora parlate o meno): attestato per la prima volta alla fine del IV millennio a.C., prima fra tutte le lingue dell’uomo a essere messa per iscritto, il sumerico scompare con ogni probabilità, come lingua vernacolare, alla fine del III millennio a.C., se non addirittura prima; dalla sua morte, quindi, ci separano oltre quattromila anni.

La grafia cuneiforme rende in modo assai imperfetto le peculiarità fonetiche e morfologiche della lingua.
Questa grammatica è la prima a essere scritta in lingua italiana per un pubblico culturalmente interessato.

Fonte: https://www.academia.edu/38513342/2019._La_lingua_dei_Sumeri

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Il sumerico, la prima lingua scritta che si conosca, è attestata come lingua parlata dalla fine del IV/inizi del III millennio a.C. fino ai primi secoli del II millennio a.C., sebbene continui ad essere usata come lingua scritta e colta nelle scuole scribali anche nel I millennio a.C.

Nel II e I millennio a.C. il sumerico sopravvive in Babilonia e in Assiria come lingua scritta e colta per composizioni letterarie e per iscrizioni reali.

La scrittura sumerica è convenzionalmente chiamata dagli studiosi con il termine “cuneiforme” per via della forma dei suoi segni, simili a quelli di un cuneo o chiodo (dal latino cuneus). La forma del cuneo nasce dall’impressione dello stilo di canna sulla superficie ancora umida della tavoletta d’argilla. Il cuneiforme sumerico si legge da sinistra a destra.
Tuttavia, nelle fasi più antiche della scrittura, dalla fine del IV millennio a.C. fino all’epoca antico-babilonese compresa, i caratteri, organizzati in colonne, venivano letti dall’alto in basso e da destra a sinistra. In progresso di tempo si tenderà a ruotare i segni di 90 gradi a sinistra. La scrittura è costituita da un inventario di circa 600 segni.

Le iscrizioni cuneiformi, trovate durante gli scavi archeologici nell’Iraq meridionale nel 1855, risultavano essere scritte in una lingua sconosciuta. Il prelato irlandese Edward Hincks (1792 – 1866), che lavorò alla decifrazione dell’iscrizione di Behistun e diede un fondamentale contributo alla decifrazione dell’accadico, fu il primo a sospettare che il cuneiforme avesse un’origine non-semitica, poiché questo tipo di scrittura era formata da sillabogrammi i cui valori fonetici non potevano essere spiegati attraverso un confronto con le note lingue semitiche. In altre parole, egli comprese il carattere agglutinante di questa nuova lingua.

Il francese Julius Oppert (1825 – 1905) suggerì che l’accadico era stato preceduto da una lingua non-semitica i cui parlanti dovevano essere stati i veri inventori della scrittura cuneiforme.

Fonte: Mnamon,Antiche scritture del Mediterraneo © 2008-2017 Scuola Normale Superiore Laboratorio di Storia, Archeologia, Epigrafia, Tradizione dell’antico a cura di Salvatore Gaspa. Per approfondimenti qui

Umorismo di letterato

Dedico a lei questo post.

“Daccono degli Ardinghelli, cittadino di Firenze, chiamato ad essere tutore di un pupillo, ne amministrò per lungo tempo i beni, e tutti li consumò a mangiare ed a bere; quando finalmente gli vennero chiesti i conti, il magistrato gli ordinò di presentare i libri dell’entrata e dell’uscita, come si dice; ed ei mostrò la bocca e il sedere, dicendo che non aveva fuori di quelli alcun libro di entrata e d’uscita.”

Firmato Poggio Bracciolini.

Nel 1380 nasceva in provincia di Arezzo Giovanni Francesco Poggio Bracciolini, nome umanistico Poggius Florentinus.

Il suo contributo ( e di altri intellettuali coevi) ha permesso di modificare il modo di guardare all’ antichità greca e romana e proseguire quel lavoro cominciato già dal Petrarca di trasmissione dei valori etici e morali che da lì provenivano. Ma non mi interessa intrattenervi con le doti dell’ erudito umanista, letterato e storico, ma sul suo brillante umorismo.

Poggio è autore delle Facetiae, uno dei più celebri libri “comici”, per così dire, del Quattrocento.

Pubblicata fra il 1438 e il 1452, l’opera raccoglieva una serie di aneddoti, storielle, motti arguti e favolette – alcuni spiritosi, altri sfacciatamente osceni – spesso relativi a personaggi del suo secolo o del precedente, e talvolta ispirati a fonti medievali, classiche od orientali.

Rimando a questo link chi volesse approfondire.

Uno de’ nostri villani fu una volta interrogato dal padrone in qual tempo avessero essi maggior lavoro ne’ campi. «In maggio», rispose. E poiché egli glie ne chiedeva la ragione, perché ciò pareva strano in quanto sembra che in quel mese riposino i lavori della campagna: «perché», disse, «è in quel mese che noi dobbiamo coprire e le nostre e le vostre donne».