Di professione Genio

Scuole, piazze, strade: il suo nome si ripete a iosa nella toponomastica italiana.

Nel post precedente ho solleticato la curiosità con una foto della cattedra patavina di questo scienziato che il mondo ci invidia.

Figlio di Vincenzo Galilei, famoso musicista del tardo Rinascimento, il giovane Galileo imparerà i primi rudimenti della matematica grazie al padre, il quale aveva condotto delle ricerche sulla fisica acustica, sulla vibrazione delle corde e delle colonne d’aria.

Medico lo voleva la volontà paterna ( il 5 settembre 1580 venne iscritto all’Università di Pisa per poter ripercorrere la tradizione del suo glorioso antenato Galileo Bonaiuti e soprattutto per fargli intraprendere una carriera che poteva procurare lucrosi guadagni), ma lui era attratto dalla matematica.

Mi piace ricordare che dopo dieci anni trascorsi a fare sperimentazioni, il Nostro ottenne la cattedra di matematica a Pisa e iniziò a occuparsi della teoria del “moto violento”; in questo periodo Galileo non si dedicò solo agli studi matematici ma anche alla letteratura, scrivendo alcune annotazioni riguardanti le opere del Tasso.

Nel 1592 si trasferì a Padova trascorrendo “gli anni migliori”, come lui stesso affermò, e lavorò al consolidamento delle sue teorie sui satelliti di Giove.

Consumai li diciotto anni migliori di tutta la mia età” , scrive a Fortunio Liceti il 23 giugno 1640).

Nell’ ambiente patavino più aperto e più tollerante dal punto di vista religioso incontrò molte personalità di spicco del mondo scientifico e filosofico e nel 1610 scrisse il trattato Sidereus Nuncius, nel quale proponeva le sue nuove scoperte, e lo inviò al granduca di Toscana Cosimo II con una copia del cannocchiale e la dedica ai quattro satelliti di Giove.

 «Fu dotato dalla natura d’esquisita memoria e, gustando in estremo la poesia, aveva a mente, tra gl’autori latini, gran parte di Vergilio, d’Ovidio, Orazio e di Seneca, e tra i toscani quasi tutto ’l Petrarca, tutte le rime del Berni e poco meno che tutto il poema di Lodovico Ariosto, che fu sempre il suo autor favorito e celebrato sopra gl’altri poeti, avendogli intorno fatte particolari osservazioni e paralleli col Tasso sopra moltissimi luoghi. […] Compose varie poesie in stil grave e in burlesco, molto stimate da’ professori» scriveva Vincenzo Viviani, discepolo del Genio, nella sua biografia nel 1674.

Rimando a questo sito chi volesse approfondire le invenzioni di Galileo Galilei.