In stand by

Il nipotino domani mi aspetta. Rientro lunedì ( ne approfitto per fare esami di routine).

Pubblico la prima parte di un mio raccontino senza pretese, immaginando l’emozione di Goethe quando vide i templi.

Goethe studiava la bufala , guadando il Sele sul carro. Non era che uno dei tanti che avrebbero avuto quella cavalcatura , quel mezzo di trasporto originale, per raggiungere Paestum.

Gli parevano ippopotami , quelle bestie grosse e melmose con le corna ritorte. L’unica via di accesso alla vetusta città nascosta era costituita da un sentiero fangoso, al quale si arrivava superando il Sele con una ‘scafa’ presso il casino reale di Persano.

I Templi non erano ancora visibili eppure l’ardore gli faceva vibrare, a tratti, l’anima.

Attendeva Wolfang.

L‘albero di siliquastro con i suoi fiori purpurei lo aspettava insieme ai rosai dei quali l’antica Poseidonia andava fiera. Il fiume Sele scorreva lene , ora, alle sue spalle.

Ora comprendeva come mai Winckelmann ,nella primavera del 1758, si era sobbarcato il viaggio via mare da Salerno…ora comprendeva…

1 parte

Ruderi di un mondo che fu

Federico Cortese nel 1890 creò questa tela e la intitolò “Ruderi di un mondo che fu ”.

Ieri è stato inaugurato questo evento a Paestum.

In un racconto brevissimo ho immaginato le emozioni di Goethe quando arrivò su queste rive del Tirreno.

Vediamo i templi di Paestum nell’acqua del mare. Ma i templi i realtà non furono mai sott’acqua. Quella di Cortese è una fantasia, che s’ispira a una tradizione pittorica che tende ad evidenziare l’isolamento dei templi di Paestum in un paesaggio selvaggio e arcaico. Di questa visione romantica fa parte la palude che si estendeva attorno ai monumenti dorici del VI e V sec. a.C. dopo che la città di Paestum, fondata intorno al 600 a.C., fu abbandonata circa 1400 anni dopo, intorno all’800 d.C. Oggi, però, la visione di Cortese non sembra più un mero capriccio fantastico, dal momento che l’innalzamento del livello del mare a causa dei cambiamenti climatici minaccia molti siti UNESCO intorno al Mediterraneo, tra cui anche Paestum.”

Omnia vincit amor..

… et nos cedamus amori.

Per molto tempo la mia vita è stata così: un’arrampicata. Un pochetto lo è ancora…

Stamattina parlavo con mio figlio Emanuele ( vive in Veneto) che mi ha rivelato una cosa…

”Mamma, quando mi sveglio al buio immagino di essere nella mia cameretta da bambino; e son felice”.

L’amore chiave di volta e di lettura, cardine sul quale tutto ruota tutto anche in negativo ( parlo dell’ assenza d’amore).

Delle dinamiche familiari capita che non ci si accorga; quando poi , per un motivo o per l’altro, vengon fuori comprendiamo aspetti nascosti o il motivo di certi nostri comportamenti.

Mio figlio ( il secondo) è una forza della natura come suo figlio e me. Son fiera di lui per come ha affrontato varie spigoli, curve, ostacoli.

Mi ha fatto piangere di preoccupazione: ha rinunciato ad un lavoro qui per farsi la strada su.

E’ scampato ad un incidente sull’ autostrada: la macchina è slittata sul ghiaccio e si è distrutta, tanto per dire.

Ora che tengo lontani i miei figli con i loro pargoletti cerco di riversare qui in un paesello i miei sentimenti, gli abbracci, i sorrisi, le carezze.