Le lanterne attraversano il mondo della pittura in modo trasversale. Son rappresentate da pittori di varie provenienze ed epoche.

L’immagine del post precedente si riferisce ad un’opera dello scozzese George Sherwood Hunter. Il tema è la processione del Giubileo in un villaggio della Cornovaglia.

Il 22 Giugno 1897, decine di donne, ragazze e bambine, tutte vestite di bianco, sfilarono in una lunga processione di lanterne, attraversando il villaggio di pescatori di Newlyn, in Cornovaglia per celebrare il Giubileo di Diamante della Regina Vittoria (anniversario dei 60 anni del suo regno).
Ma c’è anche una tela di John Singer Sargent, ‘Garofano, Giglio, Giglio, Rosa’ che raffigura due bambine abbigliate con vesti candide e virginali, dalla bellezza pura e delicata, colte mentre accendono delle lanterne cinesi in un’atmosfera vibrante di luce ambigua, sospesa fra quella evanescente e naturale del tramonto e quella calda e artificiale dei fuochi delle lampade.

Son state una ricerca e la mia curiosità a fornirmi i dettagli della realizzazione dell’opera.

Questa è una delle poche composizioni di figure che Sargent abbia mai realizzato all’aperto, in maniera impressionista. L’ispirazione per il dipinto venne durante una spedizione in barca che Sargent fece sul Tamigi a Pangbourne nel settembre 1885, con l’artista americano Edwin Austin Abbey, durante la quale vide lanterne cinesi appese agli alberi tra i gigli. Sargent iniziò la tela mentre era a casa di un amico pittore ( Millets) nel Worcestershire, poco dopo il suo trasferimento in Gran Bretagna da Parigi.

Ma leggete il seguito.

All’inizio prese come piccola modella, Katharine, la figlia di cinque anni dei Millets, ma fu presto sostituita da Polly (sette anni, sulla destra) e da Dorothy (Dolly, undici anni, sulla sinistra), figlie dell’illustratore Frederick Barnard, perché avevano il colore di capelli che Sargent stava cercando. Sargent lavorò al dipinto da settembre a novembre 1885 e poi di nuovo durante l’estate del 1886, completandolo in ottobre. L’artista era in grado di lavorare solo per pochi minuti ogni sera, quando la luce era esattamente quella giusta: posizionava in anticipo il cavalletto e le vernici e posava le sue modelle in previsione dei pochi momenti in cui poteva dipingere la luce violacea del crepuscolo. In autunno, quando i fiori morirono, fu costretto a sostituirli con dei fiori artificiali. Il titolo dell’opera deriva dal ritornello della canzone “The Wreath”, del compositore Joseph Mazzinghi, molto popolare negli anni ottanta del XIX secolo.

2 risposte a "燈籠 Dēnglóng"

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