Porta sì, ma Felice

In passato Porta Felice a Palermo appariva così.

L’eccellenza del sig. Marco Antonio Colonna vicerè
buttao la prima pietra alla Porta Felice,
onde ci mese 8 medaglie d’argento dorate,
una esso ed una il pretore, e sei li giurati,
ognuno la sua.
E si spararo molte artiglierie
.

Voluta nel 1582, ai tempi del viceré spagnolo Marcantonio Colonna, duca di Tagliacozzo. Il Nostro decise di dare un  monumentale ingresso al Cassaro (l’attuale Corso Vittorio Emanuele), che l’anno prima era stato prolungato fino al mare, raggiungendo così l’altra bellissima strada che costeggiava le mura e la spiaggia, quella che il senato palermitano chiamò “strada Colonna”, l’attuale Foro Italico.
Il nome “Felice”  fu dato in onore della moglie del vicerè, donna Felice Orsini.

La passeggiata ribocca di vetture e di pedoni.
A fine di meglio favorire gli intrighi amorosi
è espressamente vietato a chicchessia di portar lume.
Tutte le torce si spengono a Porta Felice,
ove i lacchè attendono il ritorno dei loro padroni
e la intera adunanza resta per un’ora o due nelle tenebre,
a meno che le caste corna della luna,mostrandosi ad intervalli,
non vengano a dissiparle.

Così ne scrive lo scrittore scienziato, militare e viaggiatore scozzese Patrik Brydone, venuto a Palermo nel 1770. Gli piacque molto la passeggiata alla Marina, ma lo sorpresero alcune abitudini dell’aristocrazia palermitana.