Beati..

Questi spettacoli mi fan desiderare di avere ancora le gambe in buone condizioni…

Vi presento il Monte Cervati, un esempio di rara bellezza, nonché la vetta più alta della Campania. Mi ci son appassionata ancora di più dopo aver scoperto su una carta della Forestale il nome di un bosco ad oltre 1000 metri con il cognome della mia bisnonna: la sua matrice era a Laurino (Sa) vicino dove vivo ora.

Lei, mistica araba e sufista

RABI’A, PORTATRICE DI FUOCO ED ACQUA

Nel complesso mondo della mistica islamica tra le tante figure rilevanti desidero evidenziare una donna, forse la più famosa e venerata sufi, una mistica araba musulmana di nome Rabi’a al-‘Adawiyya o Rabi’a al-Basri.

Vissuta tra VIII e IX sec., il suo nome significa “la quarta”, in quanto quarta figlia di una famiglia molto povera. Di lei conosciamo però davvero pochissimo, e la maggior parte delle informazioni sul suo conto viene dalla tradizione del poeta medievale ‘Attar, che nel XIII secolo fu autore de “Le Storie e detti di Rabi’a”, opera infarcita, come spesso accade con le agiografie, di numerosi fatti leggendari e per lo più inattendibili. Nonostante ciò, quanto la tradizione ci tramanda a proposito della sua figura deve essere in realtà preso come qualcosa di fortemente indicativo della sua personalità.
Di lei si occupò Margaret Smith (in “Rabi’ah the Mystic and her fellow-saints in Islam”, Cambridge, 1928) che padroneggiava numerose lingue orientali, viaggiò molto e pubblicò una serie di traduzioni di importanti testi arabi. Ci ha riportato, ad esempio, che fu schiava e suonatrice di flauto e che ottenne poi la libertà proprio grazie ad alcuni suoi doni spirituali. Visse da eremita nel deserto e in assoluta ed ascetica povertà nella città di Bassora.

La sua tensione spirituale può essere inserita a pieno titolo in quel sentimento di fede medievale che noi Occidentali associamo al Cristianesimo, ma che rappresenta invece la sua controparte nella sfera mistico-religiosa dell’Islam. Tra gli aneddoti che più la caratterizzano ve n’è infatti uno davvero significativo: fu veduta correre per strada, portando una torcia accesa in una mano ed un secchio d’acqua nell’altra.

Interrogata alla domanda: “Signora della Vita Futura, dove vai e che cosa significa questo?”, rispose dicendo: “Voglio incendiare il Paradiso e spegnere l’Inferno, perché questi due veli spariscano, ed i servi di Dio lo adorino senza sperare ricompense o temere castighi”.