Dal contabile al letterato

D. Schamandt-Besserat, Gli antecedenti della scrittura
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In principio ci fu il sigillo che,poi per comodità, divenne ‘gettone’ o pittogramma se vi piace di più.

In alto ne vedete una riproduzione.

A scoprirlo è stata una donna, Denise Schmandt-Besserat, professore emerita di arte e studi mediorientali all’Università del Texas ad Austin, il cui campo è l’arte e l’archeologia. Tutto iniziò negli archivi contabili, per quanto può suonare strano.

La studiosa franco-americana ha dimostrato che, prima di scrivere, l’arte nell’antico Vicino Oriente consisteva principalmente in motivi ripetitivi. Ma, dopo aver scritto, convenzioni della scrittura mesopotamica, come l’uso semantico di forma, dimensione, ordine e posizionamento dei segni su una tavoletta, sono state applicate alle immagini risultanti in complesse narrazioni visive. Mostra anche come, reciprocamente, l’arte abbia giocato un ruolo cruciale nell’evoluzione della scrittura da un semplice sistema contabile alla letteratura, quando le iscrizioni funerarie e votive hanno iniziato a essere presenti sui monumenti d’arte.

Pietro Mander, professore titolare dell’area disciplinare L-OR03 “Assiriologia” presso l’Università di Napoli ‘L’Orientale’ , si è avvalso delle ricerche della Schmandt-Besserat semplificando così: l’alienazione di un gregge di 10 pecore come pagamento di un bene o servizio ricevuti, poteva esser registrato racchiudendo in un involucro chiuso d’argilla, sul quale venivano poi fatti rotolare i sigilli cilindrici personali delle due parti interessate al rapporto.

Si trattava di dieci oggetti d’argilla ognuno convenzionalmente rappresentante un ovino. Ma si dovette semplificare: questi tocchi d’argilla appiattiti in due superfici ben levigate, recto e verso, su cui vennero tracciati quei segni, furono le prime tavolette scritte. 

Una sfida

glifi sillabica sumera

Che io ami le sfide lo sanno anche su Giove.

Alle spalle ho un pò di filologia, ma germanica non certo sumera, eppure questi segni mi entusiasmano e non solo perchè mi fan viaggiare all’indietro: la scrittura nasce in Mesopotamia (in particolare, dagli antichi Sumeri) intorno al 3000 a.C.

I segni che noi conosciamo ed utilizziamo son realtà ben più complesse di quanto appaiano. Nel linguaggio comune la parola segno indica quello che noi chiamiamo significante.

Ferdinand de Saussure,  linguista e semiologo svizzero, padre della linguistica chiama l’entità presente (che rappresenta, rinvia all’altra) significante; l’entità assente (alla quale rinvia il significante) è il significato.

Divina voce (2)

L’immagine è tratta dal film ‘Farinelli – Voce Regina‘ del 1994, diretto da Gerard Corbiau, con Stefano Dionisi e Enrico Lo Verso.

E’ scontato rivelare che l’ho comprato e visto?

Grazie alla preziosa competenza di Claudio rinvengo informazioni sul cantante pugliese castrato, Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi, nato in una famiglia agiata della noblesse de robe locale.

Lui non nasce castrato: pare che il fratello abbia eseguito la castrazione. Quella scena del film con il giovane cantante immerso nell’acqua bollente, acqua che si va tingendo di sangue, non la potrò mai dimenticare.

Perchè Farinelli? L’ipotesi più accreditata riconduce il nick name alla protezione, una volta giunto a Napoli, d’uno dei primi avvocati di Napoli, chiamato Farina.

Rimando al corposo ed interessante link lasciatomi da Claudio chi volesse approfondire.

Divina voce (1)

Una sera a Londra, una signora non sa resistere: «One God, one Farinelli!», grida, come in estasi, dal suo palco in teatro. Un solo Dio, un solo Farinelli. Quali altri termini di paragone potevano esserci per quel cantante diventato leggenda? Ma Carlo Broschi detto Farinelli, l’evirato cantore che aveva “stupito il mondo”, come gli disse a Vienna l’Imperatore d’Austria, ora è un uomo anziano.

Vive nella sua villa fuori Bologna. Ricchissimo e solo. La voce che aveva affabulato il pubblico di tutta Europa è perduta. A lui non resta che ricordare, evocare quello che non può più essere: se stesso, da giovane. E, immaginando che appaia davvero, implorarlo di rendere ancora presente, reale, il prodigio del suo canto.

Il tripudio di riccioli e volute

L’ immagine del post precedente è relativa alla Chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo,Palermo sita nel quartiere omonimo a poca distanza da Porta Carini. L’immagine, più in dettaglio, riguarda la sfarzosa parete destra della Chiesa ad unica navata dove si trovano le cappelle ornate da colonne tortili con intarsi di marmi decori floreali.

Non lascia senza fiato tutta questa magnificenza?

La città che dette i natali ad un Grande come Giacomo Serpotta continua a stupirmi.

Per semplificare la vita a me e a voi ho rinvenuto un video dove tuffarsi nell’opera dell’architetto Antonio Muttone, uno dei protagonisti della fase di passaggio tra manierismo e barocco in Sicilia a cavallo tra il XVI ed il XVII secolo.

‘ O Genio

Luogo di nascita di Caccioppoli

Cos’hai?
Niente. Sono solo una derivata sbagliata

(Dialogo tra Giulia Sofia Bakunin e suo figlio, Renato Caccioppoli).

Credo sia questo il miglior modo per accennare ad un Genio troppo poco ricordato. Me ne invaghii a tal punto che acquistai il film su di lui, che l’ 8 maggio del 1959 si suicidò con un colpo di Beretta 7 e 65 a Palazzo Cellammare di via Chiaia.

Nipote del rivoluzionario Bakunin, a Renato non mancarono purtroppo nè sofferenze nè nevrosi.

Piccola precisazione.

Chi era suo nonno? Michail Aleksandrovic Bakunin amava tantissimo Napoli considerandola, evidentemente, la città più adatta per accogliere le sue idee anarchiche e libertarie, e per farle germogliare. Vi soggiornò varie volte e ne apprezzava i profumi, gli ardori, il carattere ostinato e ribelle. Di Napoli amava soprattutto il caffè, «nero come la notte, dolce come l’amore, caldo come l’inferno».

Ma per il Genio della Matematica tutto cominciò in quella casa tra i Colli Aminei e Capodimonte, in via Vecchia San Rocco, a fianco all’ingresso del liceo Sbordone. E in quella villa dalla facciata diroccata, e dalle memorie leggendarie, vi nacque, trascorrendovi l’infanzia e la giovinezza.

Il suo è un talento fuori dal comune. Il Nostro dapprima si iscrisse alla Facoltà di Ingegneria, poi, nel 1923, passò alla Facoltà di Matematica. La sua carriera fu un’ascesa: subito dopo aver conseguito la laurea diventò assistente in Analisi Matematica del docente, nonché matematico italiano, Mauro Picone.

Renato Caccioppoli diceva: Qua, dentro l’istituto, solo tre persone conoscono la matematica: Carlo Miranda, il bidello Giggino Allocca e, modestamente, il sottoscritto.

La sua era una figura che non passava inosservata: passeggiava lungo la Riviera di Chiaia col solito impermeabile beige stazzonato.

Celebre la sua amicizia con Enzo Striano. Entrambe partecipavano alle vivaci riunioni nella casa del matematico Renato Caccioppoli, occasioni straordinarie di riflessione e di dibattito critico su temi che spaziano dalla letteratura alla filosofia, alla scienza, alla politica, alla musica.

Mario Martone su Radio 3

Mentre, grazie al cortisone, mi riprendo leggetevi ( se vi va) questo apporto..

Alchimie

In questo momento storico capita a tanti, internauti e non, di desiderare ardentemente di voltare pagina, scoprire positività in questa Italia che vanta 44 siti protetti dall’ UNESCO; in questo “hic et nunc” è una grazia ricevere epifanie di un reale diverso e migliore.
Io la grazia la cerco: a me la radio regala attimi di gioia autentica.

In dettaglio Rai Radio 3.

In queste puntate in studio vari ospiti e tutti “doc”.

In alcune puntate della trasmissione ci si imbatte in Mario Martone, notevole regista teatrale, cinematografico e sceneggiatore napoletano che si è guadagnato consensi e successo già ai suoi esordi.

Io l’ho potuto apprezzare ne “Morte di un matematico napoletano” , film del 1992 , ossia un viaggio nella vita di una presenza eccezionale, ma tenuta in sordina secondo me.

Parlo di quel  Renato Caccioppoli , morto suicida,  nipote del rivoluzionario russo Michail Bakunin e…

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