L’ inarrestabile Christine

Questo dettaglio di una miniatura raffigura la regina Pentesilea con il suo esercito di amazzoni che cavalca attraverso la foresta per aiutare l’esercito di Troia.

Questo e il predecente lo si incontra sfogliando il Codice Bodmer, contenente la “Lettera di Otea” scritta da Cristina di Pisano intorno al 1400. L’attrazione di questo manoscritto è dovuta ai suoi cento dipinti.

Fu Antoine de Bourgogne (1421-1504), un grande bibliofilo, intorno al 1460 a commissionarle questo manoscritto.

Ma chi era quest’abile miniaturista?

Christine de Pizan, ampiamente considerata come una delle prime autrici professioniste europee e una delle più prolifiche, nasceva a Venezia nel 1365. Trasferitasi a Parigi da bambina quando suo padre fu nominato astrologo reale e alchimista del re Carlo V di Francia, Christine approfittò della biblioteca reale per imparare lingue, storia e letteratura. La sua carriera di scrittrice inizia all’età di 24 anni in seguito alla morte di suo marito, un segretario reale. Christine dovette provvedere a se stessa e ai suoi bambini piccoli. Presto attrasse il patrocinio di numerosi nobili a corte e produsse dozzine di opere importanti nei successivi tre decenni, insieme a centinaia di ballate e poesie.

La più grande collezione esistente dei suoi scritti si trova qui.

Si tratta di una raccolta, ora in due volumi, prodotta per Isabeau (o Isabel) di Baviera, la regina consorte di Carlo VI di Francia. Questo manoscritto è stato scritto e decorato sotto la supervisione di Christine, ed è possibile che alcuni passaggi siano opera delle sue mani.

Il porno Food

Avrei voluto aggiornare con il Codice di Christine de Pizan, ma mi preme prima un post sul cibo.

Il trend di questi ultimi anni vede il crescente avanzare dei format ‘gastronomici’. Non c’è emittente ( non si salva nemmeno SAT 2000, sic !) che non trasmetta immagini di cuochi in armi dietro cucine multiaccessioriate volti a presentare e/o inventare ricette, invogliando gli utenti a provarle. La fantasia sfrenata degli autori di questa ‘poltiglia’ si è spinta avanti: regioni o singoli si battono a suon di mestolo.

Ma si va oltre. Sta salendo la classifica del gradimento un format dove uno chef si ingozza con camionisti e affini. L’oscenità è nelle riprese dove la telecamera va in primo piano sulla bocca e sull’unto di costui.

Il Food Porn, o Gastroporn, agisce prima di tutto su questo piano subliminale e immateriale. Lo spettatore va in ipersalivazione senza che neppure un boccone raggiunga i suoi sensi.

‘Il termine food porn è apparso per la prima volta nel 1984, nel libro Female Desire-Women’s. Sexuality today, della scrittrice femminista Rosalind Coward. La presentazione del cibo, l’estetica del piatto, secondo la scrittrice, assume maggiore importanza della persona che l’ha cucinato, degli ingredienti che ha utilizzato e di come ha cucinato il pasto. Il dono che consiste nel preparare una pietanza con affetto e condividerla con amore non viene contemplato nella pornografia del cibo. È la presentazione del cibo, impeccabile, ad assumere importanza, e con essa il desiderio che stimola, paragonabile a quello sessuale.’

Perfino Cristiano Tomei, stellato che da febbraio ha in mano le chiavi di palazzo Pfanner di Lucca, non si scompone a dichiararlo: «La cucina in tv? Diverte perché è pornografia».

Di più, la dimensione primaria del Food Porn è (e deve essere) immateriale. La sua natura digitale e riproducibile fa sì che il media che la veicola – come già sosteneva Marshall McLuhan nel capitolo The Gadget Lover di Understanding Media – sia l’unica esperienza possibile.

«In una civiltà completamente mediatizzata come la nostra il fenomeno del Food Porn celebra il dominio dell’immagine, spinto dalla tecnologia digitale e dagli smartphone», spiega Nicola Perullo, docente di Estetica e Filosofia del Gusto presso l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cn). Questi moltiplicatori di immagini hanno dato origine a un vero e proprio voyeurismo gastronomico: un onanismo del cibo che si rivolge anche ai modi di preparazione e al consumo di piatti sempre più complessi e sofisticati. Piatti che trovano nelle foto e nei video il loro primo linguaggio descrittivo.