Quanto impiega il cervello a riconoscere la musica familiare?

ORME SVELATE

Secondo uno studio dell’UCL, il cervello umano è in grado di riconoscere una canzone familiare in un tempo che varia tra 100 e 300 millisecondi, evidenziando la profonda tenuta dei brani preferiti nella nostra memoria. Aneddoticamente, la capacità di richiamare canzoni popolari è esemplificata in vari programmi tv in cui i concorrenti possono spesso identificare un brano musicale in pochi secondi. Per questo studio, pubblicato su Scientific Reports , i ricercatori dell’UCL Ear Institute volevano scoprire esattamente la velocità con cui il cervello rispondeva alla musica familiare, nonché il profilo temporale dei processi nel cervello che lo consentono. Il gruppo principale di partecipanti era composto da cinque uomini e cinque donne che avevano fornito ciascuno cinque canzoni, che erano molto familiari per loro. Per ciascun partecipante, i ricercatori hanno quindi scelto una delle canzoni familiari e abbinato a questa melodia, che era simile (in tempo, melodia, armonia, voce e strumentazione)…

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Palamede lo creò

Fulcanelli è lo pseudonimo di un autore di libri di alchimia del XX⁰ secolo. La sua identità non è mai stata accertata. Bene, nel suo ‘Le dimore filosofali’ ebbe a scrivere: ‘ Il Gioco dell’Oca’ è un labirinto popolare dell’Arte sacra e una raccolta dei principali geroglifici della Grande Opera’.

Andiamo con ordine.

E’ un gioco per iniziatori? Non so rispondere a questa domanda, di certo è che risulta estremamente antico. Si riteneva fosse stato “ripreso” dai Greci ai tempi del buon Charles Perrault, abile trascrittore anche di storie tradizionali riprese dall’opera di Giambattista Basile ( 1634-1636 ).

Come sanno pure in Papua Nuova Guinea si tratta di un gioco simbolico.

I greci indicano il suo inventore in Palamede, uno degli eroi più misteriosi ed affascinanti della mitologia greca. Il Nostro non solo era un giovane bellissimo, ma anche un combattente coraggioso. Le fonti lo descrivono come un genio della sua epoca, incarnazione stessa dell’intelligenza basata sulla ragione e sull’etica.

E’ fuor d’ogni dubbio che sia un gioco iniziatico, ma ( ahimè) se ne è perduta la chiave.

Lo scrittore francese Jean Paul Clébert ha la sua posizione in merito.

Secondo lui ( che ha dedicato un suo studio all’amico Robert Doisneau  ), il più famoso occultista e studioso di esoterismo dell’Ottocento, Eliphas Lévy, vi vedeva una variante dei tarocchi, di cui riconosceva nei geroglifici le immagini tradizionali.