Dalla baraccopoli di Rio alla scrittura

A 26 anni Geovani Martins debutta con “The Sun on the Head”, un set di 13 racconti. Potrebbe sembrare una storia qualsiasi ma non lo è: lui è cresciuto con la madre a Vidigal, un quartiere povero nella zona sud di Rio, incastonata fra i quartieri ultra-esclusivi di Copacabana, Ipanema e Leblón. Prima di aver successo, ha smesso di studiare abbastanza presto e si è guadagnato da vivere lavorando come uomo-sandwich e vendendo bibite sulla spiaggia.

I suoi riferimenti narrativi sono i classici Joaquín Machado de Assís e Jorge Amado. La prima scrittrice che ha conosciuto, però, è sua nonna. È stata lei a insegnargli a leggere nella casupola di una delle tante favelas di Rio de Janeiro. E a trasmettergli la passione del raccontare.

Il suo primo libro, Il sole in testa, appena arrivato in Italia per Mondadori è stato tradotto in nove lingue. In patria, questa raccolta di tredici, potenti racconti brevi ha venduto cinquantamila copie e dovrebbe diventare presto un film.

Qui per ulteriori informazioni.

Io e la città di Verona.

Ontologia,Psicoanalisi,Logica.

Verona è la città delle buone maniere. Ognuno ha imparato a mangiare la zuppa nel suo piatto servendosi con garbo di cucchiaio e forchetta. La maschera delle belle maniere nasconde il volto dell’ homo clausus che ha eretto a mito la propria individualità convinto di poter esistere come un piccolo mondo a sé indipendentemente dagli altri. Una educata società di uomini dimezzati. Una società pacificata che non conosce il conflitto, ma solo perché, come una sorta di rigetto, espelle ai margini gli uomini che possono essere segno di contraddizione. Con saggia ipocrisia non li uccide,ma li lascia nell’agonia: decreta la loro non esistenza sociale. Ai giovani viene negato ogni protagonismo, ai vecchi si prepara un’estetica morte. Il giovane ed il morente: l’alfa e l’omega del ciclo vitale della società ripropongono entrambi l’interrogativo del futuro. Chi nega l’esistenza sociale al giovane e al vecchio ha un unico futuro: il nichilismo dell’hic…

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Una nuova fisica?

Il 14 Maggio 2009, più di dieci anni fa, il vettore Ariane 5 fu lanciato dalla base spaziale di Kourou, nella Guiana Francese, con le due sonde Herschel e Planck.

Questi due telescopi spaziali sono stati progettati per rivelare alcuni dei segreti più nascosti dell’Universo, come  la formazione delle stelle e delle galassie (Herschel) e il big bang (Planck). Al raggiungimento di questo obiettivo così sfidante ha lavorato un team composto da oltre 500 persone, oltre a 90 sottocontraenti provenienti da 17 differenti Paesi. Thales Alenia Space  ha un avuto un forte ruolo nella missione con il coinvolgimento di tutte le sue  sedi : Cannes, Torino, Madrid, Charleroi, Milano, Tolosa, Roma e L’Aquila, insieme a  Bristol e Zurigo, pochi anni dopo.

Dal 2009 al 2013 Planck ha raccolto dati che hanno fornito alla cosmologia una descrizione definitiva dell’universo alle scale più grandi e più piccole. «Misure che hanno portato alla determinazione dei parametri cosmologici (contenuto di materia, geometria ed evoluzione dell’universo) con una precisione senza precedenti», dice la motivazione del Premio Gruber, assegnato nel 2018 al team del telescopio spaziale Planck dell’Agenzia spaziale europea e ai due responsabili dei suoi strumenti scientifici, Nazzareno Mandolesi e Jean-Loup Puget.

Questa scommessa ha dispiegato una importante ‘potenza di fuoco’ finanziaria e umana.

L’altro , Herschel, è il telescopio spaziale più potente del mondo per la ricerca del calore e viaggia con Planck, satellite destinato allo studio della debole radiazione che ha riempito l’Universo subito dopo il Big Bang.

L’osservatorio venne intitolato a un altro gigante della scienza, l’astronomo e musicista tedesco William Herschel che nel 1781 scoprì il pianeta Urano. 19 anni dopo, Herschel scoprì anche una forma di luce invisibile che in seguito fu definita dagli scienziati “radiazione infrarossa” e che oggi noi conosciamo più semplicemente come “calore”.

Mi interesso a questa tema non solo perchè mi è caro, ma soprattutto per la notizia battuta ieri dall’ANSA: Nuova ipotesi sull’universo, potrebbe essere chiuso.

Pare che i dati del satellite Planck siano la spia di una nuova fisica che metterebbe in dubbio , nientemeno, l’attuale modello cosmologico secondo il quale l’universo è piatto.

Lo studio reca la firma di Alessandro Melchiorri, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e dell’Università Sapienza di Roma, Eleonora Di Valentino, dell’Università britannica di Manchester, e Joseph Silk, dell’Università Sorbona di Parigi.

Come è da immaginarsi, prudente è stata la risposta di parte della comunità scientifica, che ritiene opportune ulteriori analisi dei dati per la conferma del nuovo modello.

L’intera scoperta si può fruire qua.

Anticipazioni

Dopo aver ascoltato da Claudio di Armando Gentilucci In alto, le stelle  è inevitabile che dia uno spazio ad un brevissimo post relativo ai nuovi dati raccolti dal telescopio spaziale Planck che regalano nuova ipotesi sull’universo..