Vacanze cilentane

Castellabate (Sa)

In questa foto degli inizi anni ’70 c’è una rappresentanza della mia famiglia e degli amici che frequentavamo. Manca Giovanna, l’ultima, che i miei non avevano ancora provveduto a concepire.

Per i curiosi, io sono la penultima, dietro mio fratello Mario, della fila di dietro. Portavo la coda di cavallo come era prassi per le adolescenti dell’epoca.

Sono salernitana, è vero, ma in questa località papà aveva casa ( è stata raccontata un pò nel film ‘Benvenuti a Sud’) e vi ho trascorso le mie estati fino a venti anni.

Qui ebbi due spasimanti. Uno era un muratore, si chiamava Armando.

Questo piccolo centro del Cilento si erge sul mare con un castello ( ora orribilmente ristrutturato) sulla sommità.

L’acqua era stupenda come la vedete. Mio padre era bravo nella pesca subacquea; un giorno acciuffò un polpo da guinness dei primati!

Per la cronaca, ghiotta son sempre stata di molluschi, crostacei ecc.

Quando bussò l’amore alla mia porta cominciai ad essere ‘irrequieta’: volevo stare con quel bel ragazzo dagli occhi celesti che, poi, ho sposato.

Papà, padre di diversi figli, non poteva certo accontentarmi e tornare in città, così un bel giorno ne combinai una delle mie: scappai di casa. Feci un paio di chilometri lungo i gironi che si attorcigliano lungo il paese e mi acquattai dietro le sacre mura di una chiesetta.

Mio padre iniziò a perlustrare la zona a mi trovò. Il nascondiglio non era dei migliori!

Non mi menò, ma mi minacciò:’ Se lo rifai, ti rapo!’. Andare in giro rasata non era il massimo. Così tornai nei ranghi.

Quando il diavolo ci mette la coda

Ecco a voi il ponte della Maddalena, dalle arcate asimmetriche con quella centrale talmente alta e ampia che la sua solidità sembra una sfida alla legge di gravità.
Che sia stata un’idea scaturita a Matilde di Canossa non si sa. Gli storici danno a Castruccio Castracani il completamento dell’ opera nel XIV secolo.
E’ certo che serve ad unire le due rive del fiume Serchio a Borgo a Mozzano (Lucca).
Ma questa struttura ha un nome comune ( pure Salerno ‘vanta’ un ponte costruito da Belzebù): ponte del diavolo.
Secondo una leggenda, il capomastro, disperato per i ritardi causati dalle continue piene del fiume una sera iniziò ad imprecare e invocare Satana.
Il demonio si materializzò e gli propose un patto.
Lui , in una notte, avrebbe terminato il ponte: in cambio voleva l’ anima del primo che lo avrebbe attraversato. Il capomastro accettò ed il diavolo ultimò il ponte.
Sbollita ira all’uomo sorsero rimorsi e corse dal parroco della vicina chiesa per chiedere consiglio. Il parroco era molto astuto e gli suggerì di far attraversare il ponte da un cane.
E così fu fatto.
Satana infuriato gettò il cane nel fiume e sparì tra fuoco e fiamme.
Ancora oggi si dice che spesso si vede transitare sul ponte un cane maremmano bianco..

..qualcuno narra che il suo corpo pietrificato giaccia nel fiume.